Eredità contesa, coniugi assolti

Sulmona, erano entrati in possesso di una villa: i nipoti di un’anziana defunta li accusavano di truffa
SULMONA. Erano finiti sotto processo con l’accusa di circonvenzione d’incapace, per aver sottratto a un’anziana possidente, Concetta Iacone, un piccolo patrimonio. La vicenda, a distanza di sei anni, è approdata in tribunale e alla fine del dibattimento il giudice ha assolto i due imputati, Armando Cepparulo e Maria Giovanna Torres, perché il fatto non sussiste.
A denunciare la coppia, che nel procedimento giudiziario è stata difesa dall’avvocato Stefano Michelangelo, sono stati i nipoti della defunta, che all’epoca vivevano a Roma e che tornando a Sulmona dopo la morte della nonna, si sarebbero accorti della presunta truffa non trovando i soldi sul libretto postale ma, soprattutto, venendo a sapere che i coniugi Cepparulo erano diventati proprietari dell’appartamento di famiglia di via Minzoni.
Secondo le accuse, i due imputati sarebbero riusciti a entrare nella vita della defunta che era affetta da demenza senile e con la scusa di prestarle assistenza l’avrebbero plagiata fino a convincerla a sottoscrivere un atto notarile con il quale l’anziana cedeva la sua casa in cambio dell’assistenza di cui aveva bisogno giornalmente. Sempre secondo le accuse, i due imputati avrebbero convinto l’anziana a concedergli anche la delega sul conto corrente fino ad appropriarsi di circa 49mila euro ritirati dal libretto intestato all’anziana. «Accuse che si sono rivelate totalmente infondate», afferma il difensore dei coniugi Cepparulo, l’avvocato Stefano Michelangelo, «tanto che i giudici ci hanno dato pienamente ragione, riconoscendo che non c’è stata alcuna circonvenzione d’incapace e che le donazioni di denaro della Iacone erano il giusto compenso per la cura e l’amore che le rivolgevano i miei assistiti». (c.l.)
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