Ergastolano a casa per un anno

Belfiore fu il mandante dell’uccisione del procuratore di Torino
SULMONA. Il tribunale di Sorveglianza dell’Aquila ha disposto gli arresti domiciliari per un anno a carico di un ergastolano condannato per essere il mandante dell’assassinio del capo della Procura della Repubblica di Torino, Bruno Caccia, ucciso nel 1983.
Si tratta di Domenico Belfiore, assistito dall’avvocato Antonio Milo, il quale era detenuto nel carcere di Sulmona. La decisione è stata presa a causa di gravi problemi alla salute. Domenico Belfiore, riconosciuto - ad oggi - come unico colpevole (in qualità di mandante) dell’omicidio dell’ex procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, ucciso da un commando della ’ndrangheta nel giugno del 1983 mentre stava camminando con il suo cane vicino alla sua abitazione. Belfiore sarà inviato agli arresti domiciliari dalla moglie, in Piemonte. Già nelle scorse settimane Belfiore - detenuto a Sulmona e condannato all’ergastolo dal tribunale di Milano - era stato operato d’urgenza. Rientrato nel penitenziario era stato di nuovo male. Poi il tribunale di sorveglianza aquilano, in composizione collegiale, ha adottato la una decisione definitiva.
Finora è rimasto nell’ombra il commando che aprì il fuoco la sera del 26 giugno 1983 contro Caccia, considerato giudice inavvicinabile e integerrimo dalle ’ndrine che in quegli anni si dividevano la piazza criminale di Torino con i siciliani di Cosa Nostra. Poco tempo fa la procura di Milano ha riaperto un fascicolo sull’uccisione del magistrato in seguito a più esposti, articolati, da parte dei familiari di Caccia che stanno portando avanti una battaglia legale. Quanto agli esecutori materiali del delitto ancora non si sa nulla e si seguono piste difficili.
(g.g.)
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