«Ergastolo per l’assassino di D’Amico»

È la richiesta della Procura generale al processo d’appello contro Paolucci, condannato in primo grado a 15 anni
L’AQUILA. «Gianmarco Paolucci deve essere condannato all’ergastolo e le aggravanti negate in primo grado devono essere considerate sussistenti». È stata questa la richiesta dell’avvocato della Procura generale, Alberto Sgambati, al termine della prima udienza del processo in Corte di Assise di Appello che vede alla sbarra il 29enne di Bagno condannato in primo grado a 15 anni di reclusione con l’accusa di aver ucciso a fine novembre 2019 Paolo D’Amico, 55 anni dipendente dell’Asm.
Nel corso del processo di primo grado a “inchiodare” Paolucci era stata la prova del Dna. La Procura generale chiedendo l’ergastolo ha sposato i motivi del ricorso del pubblico ministero che in primo grado aveva chiesto per Paolucci, appunto, l’ergastolo. La Corte però non addebitò al giovane le aggravanti (crudeltà e futili motivi) e ritenne applicabile il rito abbreviato (chiesto dalla difesa già nella fase delle indagini preliminari) stabilendo la condanna a 15 anni. Ferma restando la “prova regina”, cioè il Dna trovato sui pantaloni della vittima, Sgambati ha affermato che la crudeltà «è evidente dalle 22 ferite inferte, alcune delle quali non sarebbero causa della morte». Ci sarebbe quindi stato una sorta di sadico accanimento.
I futili motivi sono rintracciabili nel fatto che l’omicidio avrebbe avuto come movente una “banale” questione di soldi legati alla cessione di sostanza stupefacente. L’accusa, ieri, ha aggiunto un elemento in più. Secondo Sgambati, infatti, va contestata anche la premeditazione che sarebbe dimostrata dal fatto che l’assassino avrebbe indossato dei guanti per non lasciare tracce. Inoltre Paolucci avrebbe anche cercato di nascondere il corpo trascinandolo nel garage, quantomeno per ritardarne la scoperta. Alle conclusioni dell’accusa si è associata la parte civile (madre e fratello della vittima) rappresentata dagli avvocati Antonio e Francesco Valentini. L’udienza è stata rinviata al 16 febbraio quando la parola passerà alla difesa di Paolucci (avvocati Mauro Ceci e Alessandra Di Tommaso) che insisteranno su una serie di elementi già sviscerati in Corte d’Assise.
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