Esalta la sua virilità alla collega la Cassazione lo scagiona
L’AQUILA. Non commette reato chi elogia la virile «tonicità» del suo organo sessuale a una collega di lavoro perchè questo tipo di esaltazione è solo un «apprezzamento che l'uomo rivolge «a se...
L’AQUILA. Non commette reato chi elogia la virile «tonicità» del suo organo sessuale a una collega di lavoro perchè questo tipo di esaltazione è solo un «apprezzamento che l'uomo rivolge «a se stesso» ed è quindi privo di «offesa alla dignità altrui». Lo spiega la Cassazione che ha assolto dall'accusa di ingiuria un uomo che aveva detto alla collega, mentre la donna stava per cambiarsi nello spogliatoio sul posto di lavoro, «Giuseppì, stasera ho un c...» e poi le aveva dato una pacca sul sedere.
Per la pacca, invece, l'uomo Marcello M., aquilano di 55 anni - è stato definitivamente condannato per violenza sessuale a 11 mesi e 10 giorni di reclusione. Da tempo, infatti, la Suprema Corte ha inserito questo abuso tra le violenze sessuali. Nel ricorso alla Suprema Corte, contro la decisione della Corte di Appello aquilana che aveva confermato la condanna dell'uomo a undici mesi e dieci giorni di reclusione per la pacca e altri 20 giorni per l'ingiuria rivolta sempre a Giuseppina, il legale dell'imputato si è particolarmente impegnato a sostenere l'inoffensività della frase incriminata. Si tratta solo di «una assai grossolana proposta «e il contenuto evidentemente autoreferenziale dell'espressione esplicita solo un effetto che si sarebbe prodotto nella persona, in questo caso Marcello M., e dunque non è un dileggio o un disprezzo», ha fatto presente l'avvocato Massimo Carosi. Accogliendo questo punto di vista, i supremi giudici - con la sentenza 43314 della terza sezione penale, presidente Claudia Squassoni, relatore Gastone Andreazza hanno stabilito che «pur essendo indubbia la terminologia volgare e ineducata delle specifiche parole ricomprese nella frase contestata i giudici della Corte di Appello avrebbero dovuto concludere «stante l'inequivoco riferimento dell'imputato non già alla interlocutrice, bensì a se stesso, per l'assenza di offesa alla dignità altrui e, dunque, per la non integrazione del reato contestato». In pratica, relativamente al reato di ingiuria, la condanna per Marcello M. è stata annullata senza rinvio «perchè il fatto non sussiste con conseguente eliminazione della pena».
GRANDI RISCHI. Si svolge oggi, davanti alla Corte d’appello, la seconda udienza del processo ai sette scienziati della vecchia commissione Grandi Rischi accusati di avere rassicurato la popolazione su un possibile forte terremoto nella riunione del 31 marzo 2009 cui, invece, seguì la scossa catastrofica del 6 aprile con 309 vittime e tanti feriti.
Nella giornata di oggi dovrebbe toccare di parlare alle parti civili e si presume un’udienza abbastanza lunga visto che sono parecchi gli avvocati che devono prendere la parola.
Questo lascia ipotizzare che alcuni degli interventi andranno avanti fino al tardo pomeriggio.
Del resto lo stesso presidente del collegio, Fabrizia Ida Francabandera, vorrebbe concludere il processo il 31 ottobre e, pertanto, chiede che si vada a marce forzate.
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