Esami medici con il trucco Ex primario paga i danni

23 Settembre 2018

La Corte dei conti: ha macchiato l’immagine della Asl. Rimborso di 10mila euro I pazienti che arrivavano da studi privati avevano una corsia preferenziale

SULMONA. È stato condannato al pagamento di 10mila euro, oltre a interessi e spese legali, Vincenzo Maccallini, ex primario di Anatomia patologica all’ospedale di Sulmona. La Corte dei conti ha ritenuto il medico responsabile di un danno di immagine nei confronti della Asl e della struttura ospedaliera sulmonese. Dopo la condanna penale passata in giudicato, arriva anche quella per il danno erariale. Secondo l’accusa, Maccallini era stato l’ideatore e l’esecutore di un meccanismo con cui i pazienti degli studi privati ottenevano una corsia preferenziale negli esami e nelle cure oncologiche. Il primario aveva organizzato un sistema per cui riusciva a fissare visite e a modificare documenti. Una prassi che andava a penalizzare chi si rivolgeva al servizio pubblico senza passare per le molto più onerose visite degli studi privati, da cui il medico avrebbe ottenuto indebiti vantaggi economici. «La pena risulta maggiormente afflittiva perché incidente sull’attività di tutela della salute e per le funzioni dirigenziali svolte dall’interessato», evidenzia la sezione giurisdizionale abruzzese della Corte dei conti nella sentenza numero 108 del 2018. «Non è chi non veda come la vicenda in giudizio (comunque ripresa anche sui mezzi di informazione)», aggiunge la Corte dei conti, «abbia causato un sicuro disdoro per l’amministrazione di appartenenza, eccedendo senz’altro la soglia dell’offensività, anche se la diffusione mediatica è stata tutto sommato limitata all’ambito locale».
La vicenda giudiziaria, che partì da un’indagine della Finanza nel 2009, aveva visto il professionista accusato di soppressione di atti veri, accesso abusivo a un sistema informatico, truffa pluriaggravata e falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale in atto pubblico. Reati per i quali l’ex primario era stato condannato sia dal gup del tribunale di Sulmona con rito abbreviato a due anni e sette mesi di reclusione (2013), sia in Corte d’Appello all’Aquila nel 2014 (dove la sentenza era stata solo parzialmente riformata). All’epoca delle indagini, le Fiamme gialle sequestrarono il computer e molti documenti dallo studio ospedaliero del primario, per il quale si aprì una vicenda giudiziaria conclusasi nel 2014, dopo i vari gradi di giudizio e in seguito alla quale nel 2017 anche la Corte dei conti avviò una procedura per danno erariale. (f.p.)
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