Esce dalla casa fatiscente L’evasione non è punibile

27 Dicembre 2020

Per la Corte d’Appello il giovane non poteva restare a vivere nel degrado Ribaltato il giudizio di primo grado con una sentenza destinata a far discutere

AVEZZANO. Era stato condannato per evasione dal tribunale di Avezzano alla pena di un anno di reclusione. Era infatti stato sorpreso per le vie cittadine nonostante dovesse trovarsi in casa, agli arresti domiciliari. Alla fine, però, in appello è stato assolto. Questo perché aveva dichiarato di non essere in casa a causa delle condizioni di degrado in cui si trovava il suo alloggio.
La sentenza, destinata a far discutere, è stata emessa dalla Corte d’Appello dell’Aquila che ha di fatto anche ribaltato completamente la sentenza di primo grado, accogliendo il ricorso e scagionando l’imputato perché il fatto non è punibile. Per tale motivo, uno straniero di 32 anni, Y.S., difeso dagli avvocati Pasquale e Luca Motta, è stato assolto.
Nel corso delle udienze davanti alla Corte d’Appello è emerso, infatti, come l’appartamento indicato per scontare la misura cautelare, che si trova di fronte alla chiesa Santissima Trinità, in via Garibaldi, ad Avezzano, fosse assolutamente non idoneo ad essere abitato poiché si trovava in condizioni di assoluta fatiscenza.
Oltre a questo, l’appartamento presentava problemi legati alla sicurezza che, con il passare del tempo, erano diventati sempre più gravi. Infatti, l’abitazione era priva di infissi e porte. Era stato riscontrato anche la copertura era pericolante. A riprova di tutto ciò, inoltre, il fatto che poco tempo dopo il riscontro dell’evasione, la casa era stata demolita.
L’imputato, quindi, secondo la tesi difensiva, era nell’impossibilità di rimanere all’interno dell’abitazione perché ciò costituiva un gravissimo pericolo e una minaccia per la sua incolumità fisica. Oltretutto, sempre secondo la tesi della difesa, accolta dalla Corte, il giovane si era allontanato di poco dall’abitazione. Nel momento in cui era stato trovato in giro si trovava a poche centinaia di metri dall’immobile ed era uscito giusto il tempo necessario per procurarsi da mangiare.
Inoltre, quando le forze dell’ordine intervenute lo avevano fermato, non aveva opposto alcune resistenza o violenza, ma si era consegnato immediatamente, comunicando le ragioni alla base della sua decisione.
Per questi motivi, i giudici di secondo grado hanno accettato la tesi secondo cui il suo comportamento non era da punire. Mentre in primo grado il giovane era stato condannato a un anno di carcere, in appello, con una sentenza che costituisce un nuovo e importante precedente giurisprudenziale, è stato assolto da ogni responsabilità. (p.g.)
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