«Escluse lesioni sul corpo di D’Orazio»

L’avvocato Milo dopo la prima relazione del consulente di parte: «Fermamente convinto dell’innocenza del mio assistito»
SAN BENEDETTO DEI MARSI. «Non sono state riscontrate lesioni sul corpo di Collinzio D’Orazio riconducibili a una morte violenta». È quanto afferma la difesa di uno dei due giovani coinvolti nell’inchiesta sulla morte del 51enne di San Benedetto dei Marsi trovato senza vita nel fiume Giovenco dopo 23 giorni di ricerche. Ciò sarebbe emerso dall’autopsia eseguita su richiesta della Procura alla presenza di un consulente tecnico di parte, l’anatomopatologo Giuseppe Calvisi. Il difensore di Mirko Caniglia, 27 anni, l’avvocato Antonio Milo, si dice «fermamente convinto dell’innocenza del giovane e certo che in tempi brevi verrà fatta piena luce sul caso». «Sono fiducioso dell’operato della magistratura e degli inquirenti», sottolinea il legale, «che non sono animati, e di questo sono certo, né da intenti né da pregiudizi colpevolistici. Trovare a tutti i costi un colpevole e non, ammesso che ci sia, il vero colpevole, radica un dramma nel dramma già conseguente alla morte di un uomo. Per quanto ci risulta, non sono stati riscontrati quadri di lesività riconducibili ad azioni violente». Secondo questa tesi, quindi, D’Orazio potrebbe essere caduto nel fiume. Ma i dubbi restano. «Il mio assistito e la sua famiglia», conclude il legale, «auspicano una rapida soluzione della vicenda». Sul caso D’Orazio sono indagati Mirko Caniglia e Fabio Mostacci, anch’egli 27enne, i due giovani che per ultimi hanno visto in vita D’Orazio. Era la notte del primo febbraio. Sono accusati di abbandono di incapace. L’indagine per omicidio, invece, è contro ignoti. Nei prossimi giorni, i carabinieri del Ris consegneranno alla Procura una relazione tecnico-scientifica eseguita sull’auto sequestrata a Mostacci. I militari del Reparto investigazioni scientifiche di Roma, a cui sono stati affidati gli accertamenti, hanno eseguito i rilievi nella caserma di via Fontana, alla presenza del sostituto procuratore Lara Seccacini, titolare dell’inchiesta. La vettura è stata passata al setaccio con l’obiettivo di individuare tracce biologiche di D’Orazio, salito sull’Audi A3 stando proprio al racconto che i due hanno fatto ai carabinieri. I Ris hanno repertato capelli, peli e fibre di tessuto. Sono in corso analisi anche sul fronte informatico e che riguardano tutti i dati delle attività di comunicazione attraverso i social network e i programmi di messaggistica istantanea presenti nei telefonini dei due indagati. A un consulente tecnico è stato affidato anche il recuperato del contenuto cancellato dalla memoria dei cellulari sequestrati. La famiglia D’Orazio è assistita dall’avvocato Berardino Terra. L’altro indagato è difeso dagli avvocati Franco Colucci e Mario Flammini.
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