Esplosione di Tagliacozzo, lacrime e applausi per le tre vittime / Foto

Tantissima gente ai funerali di Paolelli e degli altri due laboratori morti nell'esplosione della polveriera di San Donato
TAGLIACOZZO. È stato il giorno del dolore, quello che ha unito tre comuni, tre famiglie, tre comunità. La strada di Valerio, Tonino e Antonello, unita da un tragico incidente, si è divisa davanti alla camera ardente allestita in municipio. I feretri hanno raggiunto tre diverse chiese accomunate però da una sola voce, da un solo cordoglio. Della terribile esplosione avvenuta mercoledì scorso nell'azienda pirotecnica Paolelli di San Donato, restano anche le macerie del cuore e il dramma di tre vite spezzate. Un dramma lenito dall'affetto di migliaia di persone che nella giornata di ieri si sono strette attorno ai familiari delle vittime. C'erano i sindaci dei comuni marsicani con la fascia, oltre al vicesindaco di Rieti, Enrico Zepponi, il sindaco di Broccostella, Sergio Cippitelli, i rappresentanti della Regione, rappresentata dal vicepresidente Giovanni Lolli, dall'assessore Mario Mazzocca e dal consigliere Lorenzo Berardinetti.
Quando le bare di Antonio Morsani (47) di Rieti, e di Antonello D’Ambrosio (33) di Broccostella (Frosinone) ma residente a Cappadocia, hanno lasciato l'atrio del Comune, la camera ardente è diventata ancora più affollata. I genitori di Valerio Paolelli (37), Sergio e Letizia, il fratello Armando, la sorella Sabrina e la fidanzata Alessandra, straziati dal dolore, sono stati vicini alla bara fino all'ultimo momento. Si sono alzati solo quando le altre bare sono andate vie, e le hanno seguite fino in fondo alla strada, per poi ternare dentro vicino a Valerio. Poi si è mosso il corteo, l'ultimo, durato solo pochi secondi verso la vicina chiesa dell'Annunziata, accompagnato da un applauso scrosciante durato per tutto il tragitto, fino all'entrata in chiesa. Il parroco don Bruno Innocenzi, attorniato dai sacerdoti del circondario, ha parlato di un lutto che ha superato i confini della città e della regione.
«Chi non si è in fondo ribellato in questi giorni?», ha affermato durante l'omelia, «siamo tutti sfiniti in questa situazione. I rumori, i tuoni dell'incidente li abbiamo vissuti nella speranza che qualcuno dicesse "Valerio è qui". Oggi possiamo dire "non è qui, è risorto". In questi giorni c'è stata la dimostrazione che siamo veramente una famiglia». Il vescovo dei Marsi, Pietro Santoro, nel suo messaggio ha fatto appello alle parole di papa Francesco che invita a «chiedere al Signore che ci dia lo Spirito Santo e ci dia il dono della saggezza, quella saggezza di Dio che ci insegna a guardare con gli occhi di Dio, a sentire con il cuore di Dio, a parlare con le parole di Dio". L’impegno a non abbandonare le famiglie è arrivato invece dal sindaco Maurizio Di Marco Testa: «Valerio, Antonio e Antonello rappresentano tre uomini, tre lavoratori che avevano fatto della loro professione un'arte. Saremo vicini alle famiglia».
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