Espropriazioni, no ai maxi-indennizzi

I giudici: «Nelle stime contano le destinazioni urbanistiche, per lo più agricole, che i beni avevano prima del sisma»
L’AQUILA. Una sentenza “pilota” della Corte d’appello, competente sulle espropriazioni, disciplina i criteri di valutazione dei terreni utilizzati dopo il sisma per realizzare opere pubbliche e abitazioni antisismiche. La decisione, che si rifletterà su altre decine di controversie similari avviate, riduce non poco quanto lo Stato, tramite il Comune, deve pagare a chi ha avuto le aree espropriate a destinazione agricola. Il criterio da usare, secondo il collegio presieduto dal giudice Giuseppe Iannaccone è il seguente. «Ai fini della determinazione della indennità di espropriazione e di occupazione temporanea», si legge nella motivazione, «dovrà tenersi conto delle destinazioni urbanistiche che i beni espropriati avevano alla data del 6 aprile 2009 e (non di quelle che essi hanno acquisito per il solo effetto della localizzazione dei Moduli abitativi provvisori), pur dovendosi quantificare le indennità medesime con riferimento alla data del decreto di esproprio». La causa che ha determinato questa valutazione riguardava una espropriazione fatta nella zona di Pianola per la realizzazione di Moduli abitativi e delle opere di urbanizzazione. I ricorrenti, cui si è opposto il Comune, sulla scorta delle loro pur valide ragioni, avevano anche sostenuto che le aree edificabili a Pianola avevano avuto un sensibile aumento di valore a seguito al sisma fino a raggiungere prezzi non inferiori al 120 euro al metro quadrato. Il Comune, che poi ha vinto la causa, si era opposto chiedendo il rigetto del ricorso per «essere state le indennità correttamente determinate in base alle destinazioni urbanistiche alla data dal 6 aprile come prescritto dal decreto legge 39 del 2009 poi convertito in legge».
Alla fine il collegio ha determinato la liquidazione dell’indennità di espropriazione in quasi 79mila euro mentre l’indennità di occupazione temporanea è stata determinata in 43mila euro, oltre, ovviamente agli interessi. Ma, con l’altra valutazione, l’esborso delle casse statali sarebbe stato superiore di 7/8 volte. «La Corte», secondo i legali del Comune, «ha ritenuto che il criterio stabilito con il decreto legge Abruzzo sia equo, tenuto conto della necessità di evitare effetti distorsivi di lievitazione degli indennizzi a causa della necessità di fronteggiare le esigenze abitative e di istruzione dei territori colpiti dal sisma. Viene in questo modo, per la prima volta, integralmente condivisa la linea difensiva dell’ente».La Corte ha apprezzato l’ istruttoria svolta dall’Ufficio centralizzato espropri e dall’Agenzia del Demanio, le cui stime sono state recepite in sentenza. L’Avvocatura civica è stata rappresentata dai legali Domenico de Nardis, Andrea Liberatore, Antonio Orsini e Raffaella Durante.
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