Eversione, confermati sei anni a Manni

21 Dicembre 2019

Il capo indiscusso di Avanguardia ordinovista progettava attentati a politici e alla sede di Equitalia

L’AQUILA. La Corte d’Assise d’appello dell’Aquila ha confermato sei anni di reclusione a carico di Stefano Manni, di 54 anni, ascolano residente a Montesilvano, ex carabiniere. Assolto al termine della stessa udienza Franco Montanaro, 48 anni, nato a Roccamorice (Pescara). Manni è implicato in quanto capo indiscusso del gruppo politico clandestino “Avanguardia ordinovista”, sgominato dall’operazione “Aquila nera”, che portò il 22 dicembre 2014 all’arresto di 14 persone, di cui 11 in carcere e 3 ai domiciliari.
Le accuse contestate a Manni, ieri presente in aula, in un palazzo di giustizia pieno di carabinieri, sono quelle di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico e associazione finalizzata all’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Nell’inchiesta furono indagate a piede libero altre trenta persone. Nel luglio 2015 furono disposti i rinvii a giudizio di tutti gli accusati iniziali, in tutto 44 persone.
Tra gli obiettivi del gruppo neofascista c’erano l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e la sua scorta, e anche gli ex presidenti della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi, la deputata del Partito democratico Stefania Pezzopane, l’ex vicesindaco dell’Aquila ed ex procuratore Nicola Trifuoggi e l’allora leader dell’Unione di centro Pier Ferdinando Casini. Gli obiettivi del gruppo erano legati alla preparazione di attentati per uccidere politici e giudici, far saltare questure, prefetture e la sede di Equitalia di Chieti. La magistratura bloccò sul nascere le velleità dei neofascisti che volevano minare la stabilità sociale per preparare il terreno a un nuovo «soggetto politico».
Per la verità si è anche detto, da parte delle difese, che queste accuse, emerse dopo le intercettazioni, potevano essere considerate solo delle elucubrazioni, ma queste persone, Manni in testa, non sarebbero mai state in grado di attuarle. La conferma della pena per Manni, che in primo grado si era avvalso del rito abbreviato, era stata chiesta anche dal pg Alberto Sgambati.
Manni è stato difeso dall’avvocato ascolano Felice Franchi mentre l’altro imputato dal legale Gabriele Torello. (g.g.)
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