Ex Banco Napoli, spariti 30 lumi di pregio

2 Luglio 2019

La scomparsa delle lanterne dal palazzo vincolato in centro al vaglio di magistratura, Comune e Soprintendenza

L’AQUILA. Ancora un caso riguardante la scomparsa di importanti arredi da un palazzo del centro storico in seguito a lavori di ristrutturazione.
Stavolta si parla dell’ex sede del Banco di Napoli, in corso Vittorio Emanuele, ora sede di Intesa San Paolo (ma anche di altri condomini).
Sta di fatto che la ristrutturazione dell’edificio, realizzato nel periodo fascista anche se la sistemazione urbanistica di tutto il sito risale al 1867, è completata da tempo ma sono sparite ben 30 lanterne artistiche che ornavano le finestre dello storico fabbricato. Questo, ovviamente, non è andato giù ad alcuni proprietari, ma anche residenti.
Il palazzo è sempre stato punto di riferimento per gli aquilani, avendo ospitato anche la sede della vecchia Cit.
Adesso, visto che di questi lumi non vi è traccia, è stata presentata una denuncia penale (contro ignoti) per verificare se, in qualche modo, si possa risalire a questi oggetti, ma ci sono anche una segnalazione inoltrata al Comune dell’Aquila e alla Soprintendenza: visto che si tratta di un palazzo vincolato non può passare sotto traccia che lanterne di pregio possano sparire per essere sostituite, in teoria, da fari moderni che stonerebbero con la storia del palazzo.
Tra l’altro, i meno giovani ricordano che queste lanterne venivano tenute accese al passaggio della processione del Cristo Morto nel periodo pre-sisma.
I lavori di ristrutturazione hanno comportato una spesa di 6 milioni e settecentomila euro, di cui quasi un milione e mezzo destinato alla realizzazione di impianti tecnologici. La data di ultimazione dei lavori è stata rispettata, visto che era fissata per agosto del 2017.
Ma c’è dell’altro. Infatti ci sono dei presunti vizi riscontrati nelle parti comuni della struttura, al punto che su questa vicenda (che nulla a che fare con la sparizione delle lanterne) esiste una causa già avviata davanti al tribunale civile con esiti tutti da definire. Una prima udienza si è tenuta nello scorso mese di maggio.
Una delle contestazioni che si evidenziano a prima vista è il parziale ripristino delle pietre nel portico adiacente l’ingresso degli uffici con il rischio che qualcuno inciampi. Constatata, ma con la causa non c’entra, la rimozione di una vecchia insegna del Banco di Napoli che, lungi dal creare equivoci con il nuovo istituto di credito, aveva comunque un valore storico e di memoria.
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