Ex discarica, altre spese 23 anni dopo

Le casse pubbliche continuano a sborsare decine di migliaia di euro all’anno per la gestione di interventi post-chiusura
L’AQUILA. Il Comune (e quindi tutti i cittadini) a quasi 23 anni da quando è stata chiusa continua a sborsare decine di migliaia di euro all’anno per “la gestione ordinaria degli interventi post-chiusura dell’ex discarica comunale La Cona”. La Cona è stata la sola discarica indifferenziata attivata nel territorio (tutti gli altri tentativi da Tempera a monte Caticchio a Paganica per finire a monte Manicola tra San Gregorio e Paganica furono bloccati dalla protesta delle popolazioni locali). La discarica, che fu localizzata nei pressi di Collebrincioni, fu aperta il 10 aprile 1984. Prima i rifiuti erano stati gestiti da una ditta di Bergamo, poi furono bruciati in un venefico inceneritore nei pressi di Onna lungo la statale 17 e infine ammassati in una zona del cimitero del capoluogo. Nel giugno 1986 la giunta approvò il progetto di adeguamento dell’area della Cona che prevedeva l’impermeabilizzazione del fondo dello scavo e delle pareti. Nell’aprile 1993, l’Asm comunicò – come è ricordato in una recente delibera – sulla base di una perizia geologica “di non poter continuare con l’attività di smaltimento a causa dell’instabilità dei rifiuti abbancati”. A quel punto il Comune fece propria e approvò “la proposta progettuale della Deco srl che prevedeva la bonifica, il risanamento, la chiusura e l'utilizzo degli spazi residui (80.000 metri cubi) della discarica, spazi scaturiti a seguito dei lavori di consolidamento e adeguamento funzionale”. La Regione autorizzò l’utilizzo provvisorio della discarica che di fatto fu una proroga. Una volta ultimati gli interventi di “bonifica e sistemazione finale” la Cona fu definitivamente chiusa nel gennaio 1998, appunto quasi 23 anni fa. Nel frattempo furono cercate alternative. Ma ogni posto scelto per la nuova discarica – appena la notizia compariva sui giornali – veniva contestato dalle popolazioni interessate che si sollevavano contro l’amministrazione comunale di qualsiasi colore politico fosse. Accadde – oltre che a Tempera e Paganica (dove si tentò anche con la ex cava Teges che dopo il sisma è stata utilizzata per smaltire le macerie) – a Roio, a Preturo, a Pile. Fatto sta che dal 1998 i rifiuti degli aquilani finirono in altre discariche (a Lanciano, Atri, Sulmona, nella Marsica) con conseguente aggravio di costi per il trasporto. Chiudere la Cona non fu però operazione facile . Il gestore della discarica (l’Asm) in base alla legge è “responsabile della manutenzione, della sorveglianza e del controllo nella fase post-operativa per tutto il tempo durante il quale la discarica può comportare rischi per l’ambiente. La manutenzione, la sorveglianza e i controlli della discarica devono essere assicurati anche nella fase della gestione successiva alla chiusura, fino a che l’ente territoriale competente accerti che la discarica non comporta rischi per la salute e l’ambiente. In particolare, devono essere garantiti i controlli e le analisi del biogas, del percolato e delle acque di falda che possano essere interessate”. Più in particolare le attività consistono in estrazione, stoccaggio, trasporto e smaltimento del percolato; captazione del gas di discarica; monitoraggio ambientale; manutenzione degli impianti di estrazione del percolato, dei serbatoi di stoccaggio e dell’impianto di captazione e combustione del biogas; igienizzazione complessiva dell’area; valutazione degli assestamenti. Con una determina il Comune ha liquidato all’Asm circa 50.000 euro con riferimento al 2019.
DISCARICHE ABUSIVE. Sempre il Comune ha impegnato per il 2020, circa 25.000 euro, per il lavoro che l’Asm fa ogni anno per la raccolta e gestione dei rifiuti abbandonati-depositati in modo incontrollato sul territorio.

