Ex orafo rapinato, figlio nei guai per calunnia

Avrebbe accusato il cugino inizialmente sospettato di essere il basista, ma poi prosciolto dal gup
SULMONA. Era stato accusato di essere il basista della rapina messa in atto nel 2017 al negozio dello zio ex gioielliere di Pacentro. Accusa dalla quale è stato completamente prosciolto già in fase di udienza preliminare.
Ora, Federico Rubino, 28 anni, residente a Sulmona ma originario di Pacentro, ha deciso di passare al contrattacco presentando una denuncia all’autorità giudiziaria nei confronti del cugino 32enne figlio della vittima della rapina. L’ipotesi di reato a carico di quest’ultimo è quella di calunnia. I fatti risalgono all’11 ottobre 2017 quando due sulmonesi fecero irruzione, incappucciati e armati di una pistola, all’interno dell’ex gioielleria, intimando al titolare di aprire la cassaforte e facendosi consegnare diversi gioielli in oro, per un valore di circa 5.000 euro. Nel corso delle indagini furono arrestati Manfredi Russo, Giuseppe Serva e lo stesso Rubino. I primi due furono rinviati a giudizio e il processo è ancora in corso mentre Rubino venne prosciolto. Il 28enne era accusato di aver rivelato ai complici che nella cassaforte del negozio erano custoditi gioielli rimasti invenduti. Nel corso dell’udienza preliminare venne fuori che i rapporti nella famiglia si erano da tempo deteriorati, particolare che contribuì a far cadere l’accusa nei confronti del 28enne, il quale ha ora denunciato il cugino, contestandogli di essere stato accusato ingiustamente. Secondo Federico Rubino il suo congiunto avrebbe omesso di riferire ai carabinieri che la somma non era mai stata allocata in cassaforte ma versata in banca e che i rapporti tra loro erano assolutamente deteriorati. «D’altro canto, le circostanze delineate escludono che la condotta di mio cugino fosse ispirata da una genuina volontà di cooperare con le forze dell’ordine per individuare i responsabili della rapina», si legge in un passaggio della denuncia di Rubino che nel procedimento giudiziario è assistito dall’avvocato Vincenzo Colaiacovo.
«La dinamica dei fatti, le reiterate omissioni, la precisa conoscenza del figlio della vittima dei particolari relativi ai rapporti familiari inducono a ritenere che egli ha coltivato, con sempre maggior determinazione, la consapevolezza di accusare il cugino innocente». Ora spetterà alla magistratura il compito di valutare se esistano – o meno– gli estremi della calunnia, così come denunciato dal 28enne sulmonese.
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