Ex parroco accusato di omicidio: confermata la condanna a 21 anni

12 Giugno 2021

Per la Corte d’Appello di Trieste don Paolo Piccoli strangolò don Giuseppe Rocco: voleva derubarlo Determinanti le tracce di sangue sul letto della vittima. La difesa: «Non ammesse le nostre perizie»

L’AQUILA . La speranza di veder ribaltata la prima sentenza di condanna per don Paolo Piccoli è naufragata ieri pomeriggio. La Corte d’assise d’appello di Trieste, infatti, ha confermato la condanna a 21 anni e sei mesi di carcere per il sacerdote 56enne ma già in quiescenza, ex parroco di Pizzoli e Rocca di Cambio. I giudici, come all’esito del processo di primo grado, lo hanno ritenuto responsabile dell’omicidio di don Giuseppe Rocco, 92enne ospite insieme a lui della Casa del clero triestina.
LA DECISIONE. Per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attenderne la pubblicazione da parte della corte, ma di fatto in appello hanno retto le argomentazioni che hanno portato al pronunciamento della condanna a carico del presbitero nel dicembre di due anni fa. Decisive sono risultate le tracce ematiche rilevate sulle lenzuola del letto della vittima. Gli esami da parte dei carabinieri del Ris hanno accertato che il sangue era di Piccoli. Non aveva convito i giudici la tesi difensiva secondo cui quelle macchie erano derivate da una patologia, di cui soffriva il sacerdote tutt’ora incardinato nella diocesi dell’Aquila, che gli procurava perdite ematiche dalle braccia. Il sangue, dunque, sarebbe finito sulle lenzuola durante l’estrema unzione impartita proprio da Piccoli alla salma del confratello. Per l’accusa, però, quelle tracce erano il segno dell’aggressione subita da Rocco, ucciso poi per strozzamento. Inizialmente era stato ipotizzato un decesso per cause naturali, ma l’autopsia confermò una morte violenta.
IL MOVENTE. L’accusa ha sempre sostenuto che don Paolo nella notte del 25 aprile del 2014 sarebbe entrato nella stanza della vittima per derubarla. Dal collo di dono Giuseppe, infatti, era sparita una collanina. In passato erano scomparsi altri oggetti di carattere religioso dalla camera del sacerdote 92enne. Quei furti erano stati segnalati alla direzione del seminario che ospita la casa di riposo per preti e a Piccoli, sospettato di cleptomania, era stata notificata una lettera di richiamo dai vertici della struttura. Determinante, per la conferma delle accuse nei confronti dell’ex parroco di Pizzoli e Rocca di Cambio, è stata anche la testimonianza della perpetua della vittima, Eleonora Laura Dibitonto, che trovò il corpo esanime di don Giuseppe nella sua camera da letto.
LA DIFESA. Piccoli si è sempre professato innocente, sostenendo l’irragionevolezza del movente che l’avrebbe spinto a macchiarsi dell’omicidio compromettendo il suo ministero sacerdotale. «Aspettiamo le motivazioni», sottolinea l’avvocato Vincenzo Calderoni, che assiste il prete condannato, «ma anche in questo grado di giudizio non state ammesse le nostre perizie». Secondo il legale, le risultanze delle consulenze della difesa toglierebbero ogni certezza alle argomentazioni accusatorie anche sulla causa della morte di Rocco.
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