Ex poliziotto scagionato da peculato

Era accusato di aver informato gli indagati del “caso Di Tella” usando strumenti pubblici. Atti in appello per l’accesso abusivo
L’AQUILA. Cade in Cassazione la pesante accusa di peculato ai danni di un poliziotto, ora in pensione, finito nei guai in un’inchiesta collaterale riguardante il caso Di Tella, ovvero presunti tentativi di infiltrazioni malavitose nell’ambito della ricostruzione. Sotto accusa, dopo due condanne in primo e secondo grado a due anni con pena sospesa, era finito l’ex poliziotto Maurizio Ciancarella il quale doveva rispondere di peculato d’uso e accesso abusivo dei mezzi informatici, per eventualmente, informare Alfonso Di Tella, uno degli imputati del filone principale, poi deceduto nelle more del giudizio. La Cassazione, dunque, ha cancellato l’imputazione di peculato d’uso anche perché non era possibile, nella sostanza, accertare il danno allo Stato per un peculato che non ha un rilievo concreto. Per quanto riguarda il reato di accesso abusivo gli atti sono stati trasferiti alla Corte d’appello di Perugia per una nuova valutazione. Nel corso del giudizio l’accusato è stato assistito dagli avvocati Ernesto e Massimiliano Venta. In questa vicenda era imputato un altro agente ma si procede a parte per la sua posizione. Il filone principale, quello riguardante presunte infiltrazioni malavitose negli appalti, va avanti a passo di lumaca e il 29 ottobre ci sarà la prossima udienza per disporre lo sbobinamento delle intercettazioni. I tempi lunghi sono causati dal fatto che tutti i giudici aquilani, per varie ragioni, sono risultati incompatibili per cui si è creato un collegio ad hoc. Tra gli imputati ci sono alcuni imprenditori della famiglia Di Tella e dei tecnici. In precedenza sono stati confiscati anche dei beni per due milioni. Il collegio difensivo è formato da Massimo Carosi, Antonella Pellegrini, Vincenzo Salvi, Antonio Milo, Massimo Costantini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

