Ex Ravit, battaglia legale per il sito

Nello stabilimento (non più attivo da tempo) sono stati trattati per decenni prodotti chimici. Tante ipotesi sul futuro dell’area
L’AQUILA. È battaglia legale tra il Comune e l’attuale proprietà del sito ex Ravit (poi Agriformula) nel Nucleo industriale di Bazzano, a qualche centinaio di metri dagli abitati di Onna e Monticchio. Nello stabilimento, non più attivo da diversi anni, sono stati trattati per decenni prodotti chimici.
LA STORIA. Il tribunale amministrativo regionale, con un’ordinanza cautelare (che risale al maggio scorso) ha sospeso parte di una determinazione dirigenziale che porta la data del 17 gennaio 2018 laddove il Comune stabiliva che “per la zona indicata come Area Liquidi dovrà essere garantita, nel tempo, l’integrità della pavimentazione all’interno dei capannoni in quanto non è stato attivato, nelle aree in corrispondenza di C2 ed S40 il percorso inalazione polveri indoor. Pertanto, qualunque eventuale intervento edilizio (manutenzione straordinaria) che comporti una modifica all’integrità della pavimentazione esistente dovrà essere valutato unitamente a un piano di gestione e controllo delle polveri (con sistemi atti ad impedirne la dispersione) da sottoporre, in via preventiva, all’Arta. Parimenti, dovrà essere prevista, nell’ambito delle attività di ordinaria manutenzione dell’immobile, un’attività ispettiva volta a verificare lo stato di conservazione della pavimentazione esistente”. In sostanza, secondo la determinazione, nel capannone Area Liquidi la pavimentazione non può essere toccata in caso di manutenzione straordinaria perché non si sa se rimuovendo la copertura possano esserci pericoli per la salute di chi andrà a operare. L’area ex Ravit-Agriformula (lo stabilimento è stato costruito del 1972) è oggi della società Polven.Re srl che l’ha acquistata tempo fa da Isagro spa. Ed è proprio la Polven.Re che si è opposta a questa sorta di “vincolo” posto dal Comune. I giudici del Tar hanno sospeso l’efficacia della determinazione con la seguente motivazione: “In nessuno dei verbali della conferenza dei servizi è dato rinvenire una prescrizione relativa all’obbligo per la proprietà del sito di mantenere intatta e inalterata la pavimentazione del capannone industriale; la presenza della pavimentazione è indicata agli atti della conferenza dei servizi soltanto quale ragione per la quale non sarebbe stato attivato il cosiddetto percorso inalazione polveri indoor, ma non risulta che sulla questione sia stata svolta alcuna effettiva attività istruttoria; non essendo stata compiuta alcuna attività istruttoria, allo stato non c’è modo di sapere se l’ipotizzato accorgimento del mantenimento della pavimentazione sia necessario e sufficiente a impedire che il terreno o il sottosuolo, laddove mai fossero effettivamente contaminati, siano veicolo di contaminazione”.
IL CONFRONTO. L’ordinanza del Tar arriva al termine di un serrato confronto tra le parti che si è svolto nel corso di alcune conferenze dei servizi (con l’attuale e precedente proprietà, il Comune, l’Arta, la Provincia e l’Asl) convocate già all’indomani dell’archiviazione dell’indagine della Procura sui livelli di contaminazione del terreno su cui sorge la struttura. Stabilito con perizie che i livelli di contaminazione sono nei parametri di legge e quindi non pericolosi per la salute bisognava comunque decidere che tipo di utilizzo, leggasi manutenzione straordinaria, se ne può fare. Dopo il pronunciamento del Tar il Comune è rimasto sulle sue posizioni spiegando anche il perché (lo ha fatto con una nuova determinazione pubblicata il 22 ottobre sull'albo pretorio). Ora non resta che attendere la decisione nel merito che ci sarà nel maggio del 2019. Come risulta dal verbale della conferenza dei servizi del 5 luglio 2018 (ce n’è stata poi un’altra il 18 luglio), il rappresentante del Comune ha chiesto in avvio di seduta al rappresentante della proprietà se “la Polven.re intendesse effettuare interventi edilizi” nell’area oggetto del contenzioso. La risposta verbalizzata è stata che “la proprietà non intende effettuare nessun intervento sull’area non essendo legittimata a tale riguardo dall’ordinanza del Tar”. Quindi fino al maggio 2019 bocce ferme. Oggi all’interno della ex Ravit c’è, tra le altre attività, anche la sede aquilana dell’Arta.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

