Ex scalo militare di Bagno, l’idea: bonificarlo e riscoprirne la storia

Dell’aeroporto degli anni ’30 dismesso restano un bunker e parti di un hangar circondate da rifiuti A rilanciare la proposta Cavalieri e Giustizieri. Nel 2013 il Comune stanziò 200mila euro mai spesi
L’AQUILA. Ripulire e bonificare due piccole aree nell’ex aeroporto di Bagno per evidenziare le uniche due tracce ancora visibili della struttura aeroportuale realizzata negli anni Trenta del secolo scorso e dismessa come scalo alla fine della seconda guerra mondiale. Il tutto a 80 anni (settembre 1943) da quando i nazisti occuparono l’aeroporto. Tra l’altro i soldi per la bonifica (circa 200.000 euro) sono previsti da una delibera della giunta comunale del dicembre 2013 rimasta lettera morta. A rilanciare l’idea della bonifica sono due storici aquilani, Walter Cavalieri e Gianfranco Giustizieri, che si sono occupati in tempi diversi delle vicende dell’ex aeroporto di Bagno. I due studiosi pochi giorni fa hanno effettuato un “sopralluogo” accompagnati dall’ex consigliere comunale Tonino De Paolis che a lungo ha seguito la vicenda dal punto di vista giudiziario e amministrativo. L’attenzione è stata posta su due “emergenze”. Una è una sorta di bunker di cemento ben visibile – seppure quasi del tutto ricoperto da vegetazione – dove c’era una postazione antiaerea e forse un locale sotto terra che fungeva da rifugio. L’altra è in un’area utilizzata per anni, abusivamente, come discarica per inerti dove spuntano alcune colonne di cemento, residuo di un hangar.
LA STORIA
Per capire come si è giunti alla situazione attuale bisogna fare un salto indietro nel ventennio fascista, periodo nel quale Bagno per volere del regime fu scippato due volte: la prima nel 1927 quando il Comune fu soppresso (insieme ad altri) per fare la cosiddetta “grande Aquila” e la seconda all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso con l’Italia fascista che aspirava a diventare una potenza militare a livello di altre grandi nazioni: risale al 1933 la prima “idea” di un aeroporto all’Aquila, idea venuta al ministero dell’Aeronautica e al suo “braccio operativo”, la Regia Aeronautica. C’è un documento del Comune dell’Aquila dei primi di ottobre del 1933 (90 anni fa) che contiene una relazione dell’ingegnere capo dell’Ente al quale era stato chiesto di fare dei sopralluoghi per individuare un’area nell’immediata periferia dell’Aquila (che allora non era così urbanizzata come oggi) in cui realizzare «un campo di atterraggio per aeroplani». Alla fine la scelta cadde su una zona irrigua e intensamente coltivata di oltre 40 ettari tra Bagno e Monticchio (oggi indicativamente si trova tra il distributore Di Fabio e la rotonda sulla Mausonia). La conseguenza fu espropriare le terre a decine di contadini.
Nel febbraio 1937 gli espropri vennero avviati, stabilendo anche le relative indennità, e l’aeroporto fu realizzato.
COMUNE PROPRIETARIO
Dopo la guerra gli ex proprietari tentarono di riavere i loro terreni. Fu avviata una lunga causa civile che si concluse nel 1996 con la conferma che l’ex aeroporto era di proprietà del Demanio dello Stato. Nel 2013, dopo il terremoto, il Demanio decise di “donare” al Comune i circa 40 ettari dell’ex aeroporto di Bagno. Quello che Cavalieri e Giustizieri ora chiedono è che una piccola parte (dove appunto ci sono ancora le tracce dell’aeroporto e non è coltivata) venga bonificata e resa visitabile (sistemando un paio di stradine). Si tratterebbe di una spesa di poche migliaia di euro che contribuirebbe a riscoprire un pezzo di storia della città. In quella piana, peraltro, il 2 giugno 1424 si combatté anche la “Battaglia di Bazzano” nella quale fu ucciso Braccio Fortebraccio da Montone che aveva assediato per oltre un anno L’Aquila e messo a ferro e fuoco i paesi del circondario.
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