Ex vicesindaco Riga condannato per un incarico non autorizzato

L’AQUILA. L’ex vicesindaco dell’Aquila Roberto Riga è stato condannato dalla Corte dei Conti (sezione giurisdizionale per l’Abruzzo) al pagamento in favore del Consiglio regionale della somma di 3.75...
L’AQUILA. L’ex vicesindaco dell’Aquila Roberto Riga è stato condannato dalla Corte dei Conti (sezione giurisdizionale per l’Abruzzo) al pagamento in favore del Consiglio regionale della somma di 3.750 euro a titolo di risarcimento del danno derivante dal mancato riversamento di somme percepite per lo svolgimento di un incarico extra-istituzionale non autorizzato. Secondo i giudici contabili (l’indagine era nata a seguito di un rapporto della Guardia di Finanza) Riga “riceveva da una azienda una proposta di incarico consistente nello svolgimento di attività di studio e verifica della regolarità urbanistica ed amministrativa, dei locali della società, destinati ad attività commerciale. Egli accettava l’incarico senza richiedere alla propria Amministrazione (il consiglio regionale) l’autorizzazione prevista dalla legge. Nello svolgimento della predetta attività, redigeva un parere scritto nel quale illustrava al committente l’iter procedurale da seguire, gli adempimenti obbligatori, le istanze da formulare agli uffici competenti. Per tale incarico il Riga percepiva nel 2014 il pattuito compenso di 3.750 euro. La Procura contabile, rilevò che Riga non aveva provveduto a riversare il compenso percepito all’Amministrazione di appartenenza, e che tale omissione costituiva danno erariale”.
ATTIVITà EXTRA-ISTITUZIONALE
“Nel merito”, si legge nella sentenza, “va ribadito che il danno erariale è correlato allo svolgimento di un’attività extra-istituzionale non autorizzata con omesso riversamento delle somme percepite. Benché la somma sia di importo non elevato, la circostanza non fa venir meno la responsabilità del convenuto dipendente, né il danno erariale”. Infatti “il danno erariale consiste non solo e non tanto nella mera violazione del dovere di chiedere e ottenere l’autorizzazione per lo svolgimento di incarichi extra-istituzionali, quanto piuttosto nell’omesso riversamento delle somme percepite, che rappresentano un’entrata tipica dell’Amministrazione di appartenenza. Si tratta, dunque, di una diminuzione del patrimonio dell’Ente datore di lavoro, che viene privato di un’entrata vincolata, avente tra l’altro una specifica imputazione al fondo perequativo per i dipendenti”.

