Fa causa al Comune per mobbing

Funzionario ricorre in appello dopo aver perso in primo grado
SULMONA. Sarebbe stato oggetto di mobbing da parte del Comune che gli avrebbe creato anche un danno biologico e patrimoniale provocato da «un ingiusto demansionamento». È l’accusa che il funzionario comunale Giancarlo Colaprete ha mosso nei confronti del Comune. In primo grado il giudice del Lavoro del Tribunale di Sulmona gli ha dato torto respingendo le sue richieste. Ora il dipendente torna alla carica presentando un ricorso in Appello contro la sentenza depositata il 2 luglio scorso e costringendo il Comune a difendersi ancora. Nella seduta di mercoledì scorso sindaco e assessori hanno deliberato di costituirsi in giudizio davanti alla Corte d’Appello dell’Aquila per far valere le ragioni dell’Ente. La giunta, infatti, ricorda nella premessa della delibera che «i provvedimenti organizzativi adottati sono stati riconosciuti legittimi nella sentenza di primo grado che ha stabilito l’infondatezza delle pretese avanzate dal funzionario». All’origine della causa intentata per mobbing da Colaprete c’è il suo trasferimento dal settore Cultura al Demanio e patrimonio che venne disposto nel 2011 dall’allora segretario del Comune Angela Graziani durante il mandato della giunta guidata dal sindaco Fabio Federico. Secondo Colaprete alla base del provvedimento ci sarebbero state pesanti divergenze tra lui, il sindaco ed alcune associazioni sportive sull’utilizzo delle strutture di proprietà del Comune per le quali non veniva pagato il canone. Per motivi diversi pendono analoghi ricorsi contro il Comune presentati dal comandante della polizia locale Antonio Litigante per il riconoscimento del ruolo dirigenziale e dall’avvocato Guido Blandini fino a qualche mese fa responsabile dell’ufficio legale dell’Ente. (c.l.)
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