Fabbrica esplosa, genitori assolti

29 Luglio 2014

Cerchio, il figlio morì sette anni fa mentre realizzava fuochi d’artificio

CERCHIO. Una caduta accidentale delle palmelle, specie di contenitori portabotti. Fu questa la causa dell’esplosione della casamatta di Cerchio della ditta di fuochi d’artificio Amiconi, dove perse la vita Renato Amiconi, 29 anni. Una tragedia che non ha responsabili. Sono stati infatti assolti, dopo sette anni, i genitori del giovane. Che non solo hanno dovuto condividere un lutto ma hanno dovuto sopportare una vicenda giudiziaria e la pesante accusa di omicidio colposo. La Corte d’Appello dell’Aquila ha assolto Franca Tirabassi, intestataria della ditta, perché il fatto non costituisce reato. Il padre del giovane, Graziano Amiconi, amministratore della società, è stato assolto dal gup del tribunale di Avezzano per non aver commesso il fatto. Entrambi sono stati difesi dall’avvocato Franco Colucci. La fabbrica di fuochi d’artificio saltò in aria il 9 agosto 2007 a Cerchio. Ad andare in frantumi una delle tre casematte che la ditta utilizzava per confezionare fuochi d’artificio. L’esplosione spazzò letteralmente via la struttura dove Amiconi si trovava e distrusse anche un furgone. Solo il pronto intervento dei vigili del fuoco evitò le esplosioni di altri due fabbricati. Alcuni dipendenti che avevano appena terminato il lavoro si salvarono per miracolo. Dopo l’incidente sul lavoro, che riporta alla mente le più recenti tragedie di Tagliacozzo e Città Sant’Angelo, scattò l’accertamento della Procura e i genitori della vittima finirono sotto inchiesta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA