Fabrizi chiede al Comune di tornare al suo posto

29 Settembre 2015

Il dirigente, dopo l’assoluzione, ha inviato una diffida stragiudiziale all’ente Intanto Di Gregorio ricorre al giudice del lavoro e vuole 100mila euro di danni

L’AQUILA. L’ex dirigente dell’Ufficio ricostruzione privata del Comune, Vittorio Fabrizi va all’attacco dell’ente e, dopo l’assoluzione in appello, chiede in via stragiudiziale la reintegra al suo posto con la restituzione del potere di firma.

Si tratta di decisioni che il Comune prese, dopo la condanna in primo grado del dirigente, avvalendosi delle legge Severino. Il suo avvocato, Amedeo Ciuffetelli, per contro, ha sempre sostenuto come tale disposizione si poteva applicare soltanto agli amministratori pubblici e non ai dirigenti. Ma i giudici del tribunale avevano respinto la sua richiesta. La controversia è superata dagli eventi e la legge Severino in questo caso non vale più, dopo che il dirigente è stato assolto con formula piena e si è in attesa della motivazione del collegio.

Va da sè che in caso di mancata risposta del Comune si andrebbe incontro a una controversia civile nella quale l’ente rischia una richiesta di danni considerevole su cui, ovviamente, dovranno decidere i giudici. Infatti, il dirigente in seguito alla sospensione è stato escluso dalla possibilità di partecipare al concorso per guidare l’Ufficio speciale ricostruzione dell’Aquila, che, ironia della sorte, è stata affidato a un dirigente che si chiama Fabrizi, ma il suo nome è Raniero. Un concorso nel quale aveva obbiettivamente delle buone possibilità. Per cui la richiesta potrebbe essere di centinaia di migliaia di euro. Sarà comunque importante conoscere la motivazione dell’assoluzione.

Ma esiste un’altra vicenda giudiziaria nella quale un altro dirigente comunale, Mario Di Gregorio, sospeso dall’incarico nel settore della ricostruzione pubblica dopo alcune indagini che lo riguardano, ne sollecita la riassegnazione e, citando l’ente per mobbing chiede un risarcimento di oltre 100mila euro. Questo sulla scorta di presunti danni di natura biologica oltre a quelli patrimoniali per il demansionamento

La prima udienza è stata fissata per oggi davanti al giudice del lavoro. Tra le tante motivazioni c’è anche quella riguardante il fatto che finora anche altri dirigenti comunali sono finiti sotto inchiesta ma in base al principio per il quale l’avviso di garanzia non è assimilabile alla condanna, erano rimasti al loro posto; questo non è avvenuto per Di Gregorio che non è stato mai condannato. Nel ricorso fatto dall’avvocato Isabella Di Benedetto alcuni mesi fa, erano stati citati come testimoni alcuni dirigenti comunali quali Paola Giuliani, Elvira Damiani, Fioravante Mancini.(g.g.)

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