Facciamo i conti in tasca ai sette candidati sindaci

28 Maggio 2017

Centrodestra e centrosinistra guidano la classifica dei politici “spendaccioni”

L’AQUILA. Una campagna elettorale che sa molto di austerity, per i sette candidati sindaci al comune dell’Aquila, in vista del voto dell’11 giugno (ed eventuale ballottaggio il 25).
Finora la spesa complessiva supera di poco i 100 mila euro.
Si va dai 33.900 euro del candidato sindaco del centrosinistra, Americo Di Benedetto e i 30 mila del candidato del centrodestra, Pierluigi Biondi, ai 1.000 euro della candidata di Casapound, Claudia Pagliariccio.
In mezzo, cifre medio-basse. Mentre il Movimento 5 Stelle ha depositato in Comune un preventivo di spesa elettorale di 5.100 euro per il candidato Fabrizio Righetti, soldi provenienti, come hanno tenuto a precisare dal M5S, «dalla raccolta fondi all’interno del Movimento».
Per le tre liste cosiddette civiche, sul discorso spese è in testa il candidato di Riscatto Popolare, Giancarlo Silveri, con 20mila; seguito da Nicola Trifuoggi, candidato per L’Aquila Polis, con 10mila. Infine, L’Aquila Chiama Chi Ama L’Aquila, della candidata sindaco Carla Cimoroni, con una spesa di 6.000 euro.
I costi non sono comprensivi dei candidati consiglieri, che devono - per legge - presentare un rendiconto pubblico in Comune a fine campagna.
Il tetto massimo dei singoli candidati sindaci è di 84 mila euro, così ripartiti: 25 mila euro di base, a cui si può aggiungere fino a un massimo di 1 euro per ogni cittadino avente diritto al voto. All’Aquila gli aventi diritto sono 59.000, per cui il totale è 84mila euro.
Ma forse soltanto centrodestra e centrosinistra potranno raggiungere il tetto massimo.
«Noi abbiamo spese fisse, come comitati, consumi di energia, mobili, oltre alla benzina per le auto, avendo anche molte liste che ci appoggiano», spiega il candidato sindaco del centrosinistra, Americo Di Benedetto. «Da qui alla fine della campagna elettorale non so a quanto potremo arrivare. Alcuni contratti con i media sono in corso, ad esempio. Per i contributi di privati ho fissato un tetto massimo di 3.000 euro, per evitare concentrazioni».
Stesso discorso per il candidato sindaco del centrodestra, Pierluigi Biondi. «Abbiamo avuto 4.500 euro di donazioni libere - che dovranno sottrarsi al tetto degli 84 mila euro - e finora abbiamo speso 30.000 euro», afferma Biondi. «Stiamo lavorando un po’ su tutto, dai banner alle affissioni, alla stampa del programma, sui media. Ma noi lavoriamo prevalentemente con gli incontri con le categorie produttive, nelle frazioni». Chi invece ha un budget ridottissimo è la candidata sindaco di Casapound, Claudia Pagliariccio. «Appena 1.000 euro e non so neppure se ci arriveremo», spiega la giovane candidata, sorpresa mentre sta dando da mangiare ai suoi due bambini, «abbiamo stampato 50 manifesti e un po’ di “santini”, ma il lavoro grande lo facciamo con i comizi nelle varie frazioni e nei quartieri della città, nel contatto con le persone».
«I nostri 6.000 euro sono tutti derivati da autofinanziamento, gruppi o da donazioni individuali di massimo 150 euro», dice la candidata sindaco Carla Cimoroni.
«Molti di questi sono stati raccolti da iniziative sul territorio. Non abbiamo ricevuto, né tanto meno cercato, finanziamenti da imprese e aziende, per mantenere il massimo dell’indipendenza».
«Sono stati aboliti buffet, cene», fanno sapere dal comitato elettorale del candidato Trifuoggi, «tre quarti della giornata la passiamo in confronti pubblici».
Stesso discorso per il candidato Silveri, che fa molto porta a porta e incontri con i cittadini.
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