Falde Gran Sasso inquinate, altro blitz

28 Giugno 2019

Al vaglio dei carabinieri del Noe le condizioni delle condotte idriche. Gli esiti saranno trasmessi ai consulenti del pm

L’AQUILA. Va avanti, l’inchiesta (contro ignoti) della Procura aquilana su un presunto inquinamento dell’acqua del Gran Sasso collegato con l’attività dei Laboratori di fisica nucleare sotto il Gran Sasso d’Italia.
Ieri, i carabinieri subacquei del Noe, diretti dal tenente colonnello Antonio Spoletini, hanno fatto una seconda ispezione sulle condotte idriche che si trovano nel versante aquilano del traforo del Gran Sasso d’Italia, allo scopo di verificare la manutenzione di queste tubature, sempre nell’ambito dell’indagine aquilana. Al centro della vicenda la impermealizzazione delle gallerie e dei Laboratori ai fini della tutela delle risorse idriche dell’Abruzzo. I risultati di questo blitz verranno poi trasmessi ai consulenti del pm, che hanno ricevuto l’incarico ormai da molto tempo, Essi, a loro volta, consegneranno le loro valutazioni al magistrato ai fini del proseguimento delle indagini.
L’indagine era stata ufficialmente avviata già da qualche tempo, dopo che la Procura di Teramo, prima di chiudere il proprio fascicolo, aveva trasmesso alcuni atti alla Procura aquilana per competenza territoriale: in sostanza, in seguito a quello stralcio, si tratta di verificare se gli stessi fatti avvenuti nel versante teramano si siano ripetuti anche in quello aquilano. La notizia di un altro fascicolo, quello ora tenuto dal pm Fabio Picuti, compariva anche nel decreto di sequestro di alcune opere di captazione (a firma del gip di Teramo) laddove si leggeva: «essendo in corso nell’ambito di altro fascicolo processuale mirati accertamenti tecnici e approfondimenti investigativi». Qualche mese fa si è svolto un summit negli uffici della Procura della Repubblica dell’Aquila con rappresentanti dei carabinieri forestali del Nipaf, coloro che si occupano per delega dell’inchiesta aquilana, e i militari del Noe nelle vesti di esperti: si sono occupati dell’indagine nel versante teramano con dieci persone imputate.
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