Fallisce il parto in casa, dramma sfiorato

6 Aprile 2019

La donna voleva far nascere la figlia in una struttura privata a Raiano, salvate in ospedale. Gravi le condizioni della bimba

SULMONA. Un nuovo caso a conferma dell’indispensabilità dell’esistenza del Punto nascita a Sulmona. Si tratta di quanto accaduto due giorni fa nel reparto di Ostetricia dell’ospedale dell’Annunziata dove gli operatori hanno salvato la vita di una mamma e della sua bimba appena nata con un intervento d’urgenza. Un intervento resosi necessario a causa di una grave sofferenza della piccola rilevata mentre la mamma stava preparandosi al parto in una casa maternità di Raiano. Il segnale d’allarme è arrivato dal liquido amniotico della partoriente, una donna di Teramo, che presentava un colore scuro indice di una sofferenza della bimba che stava per venire alla luce. Cosa che ha costretto gli operatori della casa di maternità di Raiano ad un trasferimento d’urgenza al Punto nascita di Sulmona dove in poco più di dieci minuti la bimba è venuta alla luce. Non è stato però un intervento semplice perché si è reso indispensabile il parto cesareo proprio per accorciare i tempi. Un intervento riuscito grazie alla perizia dei medici del reparto e delle ostetriche oltre agli anestesisti che hanno salvato la vita alla madre e alla figlia, però, subito trasferita all’ospedale San Salvatore dell’Aquila nel reparto di terapia intensiva dove tuttora è sotto osservazione per ipotermia. La piccola infatti subito dopo essere venuta alla luce è rimasta in apnea per diversi minuti.
Un tempo troppo lungo, tanto che i medici del San Salvatore che la tengono sotto osservazione dovranno accertare se ciò possa aver provocato conseguenze sulla salute della neonata. Del caso si sta interessando anche il Tribunale per i diritti del malato, intenzionato tramite la responsabile, Catia Puglielli, a chiedere alla Procura di accertare come si siano svolti i fatti, se la donna si sia avvalsa per partorire di una casa maternità e se siano state adottate tutte le misure di sicurezza. Dalla struttura sanitaria di Raiano fanno sapere che in quella casa non si partorisce ma si fa solo assistenza nel percorso prenatale in attesa di ottenere la necessaria convenzione con la Asl. Dichiarazioni che però stridono con il comunicato stampa che la stessa struttura diffuse nel luglio del scorso anno annunciando l’apertura della casa maternità dopo la nascita della piccola Bea. Nel comunicato l’ostetrica Federica Sisani, promotrice dell’iniziativa, spiegava che «le case maternità sono luoghi dove è possibile partorire come se si fosse a casa propria, così come avveniva un tempo in un ambiente attrezzato per un parto spontaneo». Nel comunicato si sottolineava che l’iniziativa era stata resa possibile «grazie al direttore della scuola di osteopatia Abeos di Raiano, Marcello Luca Marasco, che ha messo a disposizione degli spazi del campus molto curati e funzionali a questo tipo di progetto. E lo scorso 23 luglio è nata la prima bimba, che si chiama Bea». Da anni la Sisani è impegnata a dare aiuto alle donne che scelgono il parto a domicilio insieme alla collega aquilana Martina Chiaravalle. «Una casa maternità vuole rappresentare una sicura alternativa per quelle coppie che, dopo un decorso fisiologico della gravidanza, seguite da professioniste ostetriche formate per questo genere di assistenza, preferiscono vivere il momento del parto in un ambiente familiare e accogliente che può essere preferito all’ospedale in assenza di patologie, anche secondo il parere dell’Organizzazione mondiale della sanità». C’è da dire, infine, che la donna che aveva scelto la casa maternità di Raiano aveva deciso di non partorire in ospedale e di essere assistita da un’ostetrica in un ambito privato dove aveva iniziato il travaglio. (c.l.)
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