Falsi certificati, liberi Aratari e la moglie
La Cassazione annulla gli arresti dei coniugi di Gioia: «Distrutta la serenità di una famiglia laboriosa»
GIOIA DEI MARSI. La Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Arnaldo Aratari e della moglie Tiziana Mascitelli, coniugi di Gioia arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Avezzano sui falsi certificati medici. La difesa ha annunciato che presenterà alla direzione regionale la domanda di riassunzione della Mascitelli dopo la sospensione dal servizio all’Agenzia delle entrate. I provvedimenti sono stati annullati senza rinvio. A parlare per la prima volta dopo l’arresto è anche uno dei principali indagati, Arnaldo Aratari. «È stata distrutta la serenità di una famiglia laboriosa», ha affermato, «invece andrebbe fatta una statua a mia moglie che si è sacrificata insieme a me per assistere il padre invece di portarla in una casa di riposo. Sono finito in galera a 60 anni, così come mia moglie stimata dipendente dell’Agenzia delle entrate, nonostante non abbia rubato mai niente e non abbia truffato mai nessuno». Aratari, insegnante di educazione fisica in pensione, è stato scarcerato ad agosto, dopo quasi tre mesi dall’arresto. Il legale Antonio Valentini chiede «chi pagherà ora i danni» di quanto accaduto. L’ex insegnante era stato arrestato il 24 maggio insieme ad altri indagati a diverso titolo per reati che vanno dalla frode assicurativa alla truffa ai danni dello Stato, dalla corruzione al falso. Erano state emesse dieci ordinanze di custodia di cui tre in carcere, tra cui la sua, e sette ai domiciliari. L’inchiesta denominata “Tutti per uno” della Procura di Avezzano è stata coordinata dal pubblico ministero Roberto Savelli, mentre i provvedimenti emessi dal giudice per le indagini preliminari Maria Proia. Secondo quanto emerso dalle indagini, il Centro di salute mentale della Asl era stato trasformato in una sorta di “emporio” di certificati medici falsi. Le indagini possono inoltre avvalersi di intercettazioni e di riprese video tramite telecamere piazzate anche all'interno dello studio dello psichiatra avezzanese. Tutto ciò, sempre secondo l'accusa, avveniva grazie al dirigente che dietro pagamento di somme di denaro dispensava atti utili ad avanzare domande di ogni tipo, da quelle risarcitorie all'esito di incidenti, a istanze di congedo per malattia al datore di lavoro, fino a domande di invalidità e persino richieste di autorizzazioni o permessi per superare misure cautelari pendenti. (p.g.)
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