Falsi contratti di lavoro per incassare l’indennità

8 Gennaio 2022

AVEZZANO. Finte assunzioni per ottenere i soldi della disoccupazione agricola. Tra gli stranieri con contratto di lavoro fittizio anche il marocchino condannato per la morte della giovane Sara Sforza...

AVEZZANO. Finte assunzioni per ottenere i soldi della disoccupazione agricola. Tra gli stranieri con contratto di lavoro fittizio anche il marocchino condannato per la morte della giovane Sara Sforza in un incidente stradale avvenuto due anni fa sulla Tiburtina. Sotto accusa sono finiti i responsabili di un’azienda agricola del Fucino per le assunzioni false finalizzate a truffare l’istituto di previdenza. Si tratta di dieci persone che ora dovranno rispondere dell’accusa di truffa aggravata allo Stato all’esito della conclusione delle indagini da parte del sostituto procuratore della repubblica di Avezzano, Ugo Timpano. I fatti risalgono al 2016 e le assunzioni, secondo l’accusa, sarebbero andate avanti per due anni. Al centro dell’inchiesta un’azienda agricola di Luco dei Marsi. Al vertice della presunta piramide criminale una donna alla quale era intestata la società. Si tratta di A.S.D.G., 46 anni, nata a Napoli ma residente a Luco. In qualità di titolare dell'azienda, avrebbe assunto braccianti stranieri solo sulla carta. Dagli accertamenti è emerso però che alcuni di loro erano detenuti, agli arresti domiciliari. Altri, invece, durante l'assunzione si trovavano in Marocco. Tra i marocchini che erano in carcere durante la validità del contratto di lavoro anche Jarrar Ayoub, il 27enne condannato per l’omicidio di Sara Sforza, la 23enne di Aielli morta il 3 gennaio di 2 anni fa a causa di un incidente stradale provocato dallo straniero. Il tribunale di Avezzano gli aveva inflitto una pena di 4 anni. Ma nonostante fosse in carcere, risultava assunto nei mesi di luglio, agosto, settembre del 2017 e di conseguenza era stata presentata per lui all’Inps una domanda di disoccupazione agricola. Per gli altri accusati, M.A. 42 anni, A.B., 44 anni. T.T., 42 anni, tutti marocchini, la titolare dell’azienda aveva dichiarato che erano stati impiegati come braccianti nei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre 2016. In realtà erano tutti all’estero. Secondo la dichiarazione di assunzione, gli stranieri avevano percepito circa ottomila euro. Tra gli altri accusati anche A.O. 44 anni, sempre marocchino, anche lui secondo l’accusa assunto in modo fittizio. Era agli arresti domiciliari, ma aveva ottenuto dall’Inps 2.151 euro come disoccupazione agricola. La stessa accusa è stata mossa nei confronti di S.T., 39 anni, marocchino residente ad Avezzano e di G.S. 48 anni, italiano residente a Luco dei Marsi. Per quest’ultimo era stata avanzata una richiesta di liquidazione di disoccupazione agricola per lavori svolti a Fucino nei mesi di ottobre, novembre, dicembre 2016. In realtà in quei mesi si trovava in carcere. Per G.C., 26 anni, figlio della titolare dell’azienda, l’istituto previdenziale aveva versato circa tremila euro per disoccupazione agricola ma non era reperibile in azienda. Per una donna marocchina, R.J. di 31 anni, l’azienda aveva dichiarato che era assunta dal 16 marzo al 31 dicembre 2018 mentre era ai domiciliari. (p.g.)
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