Falso ideologico, inchiesta sulla centrale a biomasse

Nel mirino della Procura i contratti per avere il via libera all’impianto di Collarmele Reato ipotizzato a carico di imprenditori agricoli e di un dirigente regionale
COLLARMELE. Il tentativo di realizzare la centrale a biometano di Collarmente finisce nella rete della Procura di Avezzano che ha avviato un’inchiesta sulla vicenda. Tra le accuse figura quella di falso ideologico in atto pubblico per una presunta “manomissione” di documenti. L’indagine dei carabinieri riguarda un insediamento nel nucleo industriale di Collarmele per l’attivazione di un impianto proposto dalla Biometano Energy srl, su cui ci fu la dura opposizione di un comitato civico ambientalista. Proprio da un esposto presentato contro il progetto sarebbe scattata l’inchiesta della Procura. Le indagini si concentrano sul ruolo avuto da otto persone, tra cui un dirigente della Regione Abruzzo, un responsabile della società promotrice dell’opera, un consulente e cinque titolari di aziende agricole, due di Avezzano, due di Tagliacozzo e uno di Celano, che avrebbero presentato in Regione fatture e contratti sottoscritti con la società e necessari per ottenere il rilascio dell’autorizzazione unica. Secondo l’accusa avrebbero perpetrato il reato in concorso tra loro, producendo atti e documenti che in parte risulterebbero “falsati”. Ipotesi tutte da dimostrare. Nell’impianto si sarebbe dovuto lavorare lo scarto agricolo proveniente da alcune aziende del Fucino. La vicenda ha avuto inizio nella primavera del 2018 quando fu presentata alla Regione la richiesta di autorizzazione unica per l’insediamento in località Morrone di Collarmele, al confine con il comune di San Benedetto dei Marsi e non distante da quello di Pescina, di una centrale che avrebbe dovuto lavorare con scarti agricoli e zootecnici frutto di approvvigionamento solo locale. L’autorizzazione era arrivata a febbraio scorso. Nel frattempo a Collarmele era nato un Comitato di salute pubblica che aveva minacciato più volte azioni legali, affiancato anche dalle amministrazioni comunali che hanno dato il via a un ricorso al Tar per fermare l’iter procedurale che avrebbe portato alla costruzione della centrale.
I carabinieri hanno eseguito acquisizioni documentali in Regione e nelle aziende marsicane coinvolte. I militari della compagnia di Avezzano, guidati dal capitano Luigi Strianese, hanno raccolto materiale e depositato lunedì mattina in procura un fascicolo ora al vaglio del sostituto procuratore Lara Seccacini. Soddisfazione per l'operazione è stata espressa dal Comitato salute ambiente e territorio Marsica est che avevano «esposto le proprie perplessità nelle sedi opportune».
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