Fanatici del fascismo in Abruzzo: 25 gli indagati, raffica di sequestri

21 Maggio 2021

Coinvolti due donne di Barisciano e Avezzano, un 48enne di Torrevecchia Teatina e tre pescaresi Ecco le accuse: incitano a odio e violenza, negano l’Olocausto, pandemia vista come un complotto

L’AQUILA. Foto di Mussolini e libri sul fascismo in librerie molto scarne. Tirapugni pronti all’uso. Frasi antisemite come slogan. E qualcuno voleva pure colpire quello Stato che gli garantiva quantomeno un sussidio per campare. Ci sono anche sei abruzzesi tra i 25 indagati accusati di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, con istigazione all’uso della violenza. Si tratta di due donne, una di Barisciano e l’altra di Avezzano, un uomo di Torrevecchia Teatina e tre persone della provincia di Pescara. La polizia di Stato ha eseguito 25 decreti di perquisizione in 18 province nei confronti di persone riconducibili al movimento Ultima Legione. Le indagini sono state dirette dalla Procura distrettuale dell’Aquila e coordinate a livello centrale dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo.
LE INDAGINI. Sono state avviate nel 2019 su alcuni componenti del gruppo residenti in Abruzzo – dopo raduni ritenuti sospetti – e si sono poi allargate ad altri soggetti, accusati di far parte della stessa organizzazione, su tutto il territorio nazionale. Gli accertamenti sul campo sono stati condotti dalla Digos della questura dell’Aquila in collaborazione con le Digos di Chieti, Milano, Como, Verona, La Spezia, Genova, Terni, Macerata, Piacenza, Modena, Vicenza, Lecce, Fermo, Roma, Cosenza, Venezia. Le indagini di natura informatica, tuttora in corso, sono state svolte con il coordinamento del Servizio centrale delle polizia postale e delle comunicazioni. Illustrando i dettagli dell’indagine, il procuratore nazionale antiterrorismo, Cafiero De Raho, ha parlato di una «organizzazione di estrema destra, violenta e che intendeva ricostituire il partito fascista con manifestazioni antidemocratiche, incitazione alla discriminazione e alla violenza, propagando la negazione della Shoah». Tutto questo, all’interno di un «percorso di particolare pericolosità» in cui si parlava «di eliminare l’ebreo dal mondo».
GLI INDAGATI. Sotto accusa c’è anche  ex coordinatrice di Forza Nuova di Avezzano, M. R. P., 59 anni, che si era candidata alle elezioni amministrative di Avezzano nel 2017. Ci sono poi Paola Mi. D. P., 57 anni, di Barisciano, V. O., 48 anni, di Torrevecchia Teatina, oltre ad altre tre persone di Pescara di cui non sono state rese note le generalità. In alcune abitazioni sono stati sequestrati dei telefoni cellulari, supporti informatici e materiale inneggiante al fascismo. Agli appartenenti a Ultima Legione viene contestato «il perseguimento di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, con istigazione all’uso della violenza quale metodo di lotta politica e diffusione online di materiale che incita all’odio ed alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi», per avere, «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso» ed «in concorso tra loro promosso, organizzato, diretto o partecipato all’organizzazione denominata Ultima Legione».
LE ACCUSE. I fatti contestati traggono origine da dichiarazioni e documenti diffusi online tramite le piattaforme di messaggistica digitale WhatsApp e Telegram di Ultima Legione e Boia chi molla, nonché sui social network Facebook e VKontakte (social network russo noto per l’assenza di censura interna). Sono state analizzate anche riunioni organizzative e di propaganda promosse da Ultima Legione in occasione delle commemorazioni di Mussolini che periodicamente si sono svolte a Predappio, documentate da scatti fotografici e dichiarazioni pubblicati nelle community di Ultima Legione e/o sui profili pubblici e di libero accesso nonché sulla pagina web del movimento. L’alto valore simbolico del linguaggio utilizzato e dei richiami al nazi-fascismo, sono spesso tesi al parallelismo tra l’epoca imperiale, che mette in rilievo la grandezza nazionale, ed il contesto attuale, del quale vengono evidenziati gli aspetti negativi che avrebbero portato la recessione economica, la disoccupazione e la violenza, ricondotte perlopiù ai processi migratori e, da ultimo, anche all’emergenza pandemica, vista in chiave complottista e negazionista. Significativa è l’affermazione di un appartenente al movimento che commenta i filmati ritraenti i mezzi dall’Esercito italiano utilizzati a Brescia per il trasporto delle bare dei deceduti a causa del coronavirus per essere sottoposti a cremazione. Con cinismo, è stato associato l’utilizzo dei forni crematori a un giusto mezzo, con chiaro riferimento a Hitler, al nazismo ed all’Olocausto.
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