«Fare del bene è reato? Mi arrestassero»

20 Ottobre 2018

Inchiesta a Celano, il consigliere Piccone parla di scuola, infissi e polemiche: «Si sta buttando fango sull’amministrazione»

CELANO. «Modificare una voce, a vantaggio del Comune e con la massima trasparenza, è un reato? Allora mi arrestino pure». Filippo Piccone, ex parlamentare e attuale consigliere comunale di Celano con delega ai Lavori pubblici, esce allo scoperto. Piccone è tra gli indagati per una presunta turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta su appalti e incarichi. Da mesi i carabinieri del nucleo investigativo dell’Aquila, coordinati dal maggiore Edoardo Commandè, spulciano tra le carte acquisite negli uffici municipali. Da qui anche le polemiche.
L’opposizione chiede chiarezza: è necessaria visto quello che sta accadendo.
«E faremo chiarezza, attraverso un consiglio comunale che oggi stesso convocheremo per la prossima settimana. C’è bisogno di chiarezza perché le continue visite dei carabinieri in Comune e la sovraesposizione mediatica stanno creando disorientamento».
Tra i progetti al centro dell’indagine c’è quello sul trasferimento della nuova scuola media, con un’attenzione particolare agli infissi.
«Questa situazione degli infissi sottintende un retropensiero».
Ma lei è un imprenditore che si occupa di alluminio.
«I carabinieri sono venuti a verificare perché è stato cambiato un computo metrico rispetto alla voce infissi, cosa da me chiesto perché c’erano infissi normali a prezzi speciali. Così ho intimato ai tecnici di mettere infissi normali a prezzi normali. Tutto nella regola. Se questo è un reato che ci arrestassero tutti, immediatamente».
E sugli altri appalti, sugli incarichi, sui contributi elargiti?
«Siamo sereni al 110%, su tutti i lavori svolti da questa amministrazione».
L’altro giorno un’impiegata è stata denunciata per favoreggiamento: avrebbe manomesso dei file nel suo computer durante il blitz dei carabinieri.
«La storia dell’impiegata è una cantonata colossale. Walter Specchio (dirigente comunale, ndr) circa tre ore prima aveva consegnato il progetto all’Ufficio della ricostruzione di Fossa che conteneva la modifica che ha portato all’accusa per la ragazza. È tutto dimostrabile».
E che ci dice sui contributi al Piccolo marsicano?
«È un periodico che ha un modico contributo per svolgere un’azione di carattere informativo, e che fa bene».
Si sente sotto attacco?
«No, guardi. Sono molto sereno, ma mi preoccupa il fatto che si monta una situazione mediatica che sta buttando fango sulla parte tecnica e su quella politica dell’amministrazione. Se ci fosse qualche vizio procedurale è giusto che venga fuori e che qualcuno paghi, ma qui si lavora con certificata e riprovata professionalità. Facciamo tante cose, qualche vizio ci può essere».
Si sente di contestare l’operato della Procura?
«No, assolutamente, che facesse il proprio lavoro in assoluta serenità, così come non ho nulla da dire sul lavoro dei carabinieri. Ma, ripeto, mi sembra un’operazione mediatica e non di sostanza. Visto che tutte le settimane siamo sui giornali».
Lei, da anni, detiene il potere politico a Celano. Può avere dato fastidio a qualcuno visto che tutto è scattato dopo innumerevoli esposti?
«È nei diritti di ognuno di poterli fare. E li facciano pure. Gli inquirenti hanno le professionalità giuste per fare delle verifiche. Agli organi politici e tecnici chiederò di mettersi ancora di più a disposizione per fornire documenti affinché si evitino questi clamori. Abbiamo lavorato al bene di Celano».
©RIPRODUZIONE RISERVATA