Farmacista rapinata, resta il mistero

15 Febbraio 2018

Borsa e documenti ritrovati a Introdacqua, ma per la polizia sono tanti i dubbi da chiarire sull’operato dei due malviventi

SULMONA. Gli investigatori ritrovano borsa e documenti ma si infittisce il mistero sulla rapina messa a segno venerdì scorso nella parafarmacia del Conad di viale Mazzini. Alcuni particolari dell’aggressione emersi nelle ultime ore gettano nuove ombre sull’episodio e sui motivi che avrebbero spinto i malviventi a mettere in atto l’azione criminale nei confronti della 29enne farmacista sulmonese Anna Chiara Ludovico. Nei momenti concitati dell’aggressione, infatti, la professionista avrebbe offerto al malvivente che la teneva sotto la minaccia di un affilatissimo coltello di ceramica, l’intero incasso della giornata, circa 1.400 euro, in cambio della borsa dentro la quale custodiva il computer portatile e tutti i suoi documenti. Uno scambio non accettato dal rapinatore che è fuggito portandosi via la borsa. Oggetti e documenti che sono stati rinvenuti l’altro giorno dai carabinieri, praticamente integri, in un campo nei pressi di Introdacqua.
È la stessa Ludovico a raccontare il brutto episodio che, suo malgrado, l’ha vista protagonista. «Avevo appena abbassato la saracinesca e a passo spedito mi stavo recando verso la mia auto parcheggiata a pochi metri dal negozio quando mi si è parato davanti un uomo con un coltello tra le mani. Temendo che potesse accadere qualcosa di grave, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di offrire al malvivente i soldi dell’incasso che tenevo in mano, nella speranza di vederlo al più presto andar via». Anche perché, in quel momento, era più importante per la donna riuscire a non mollare la borsa e il suo contenuto (documenti, computer e carte di credito), anziché i 1.400 euro dell’incasso. «Ma l’uomo», continua a raccontare la giovane farmacista, «non ha accettato e dopo essersi preso la borsa è scappato via con il suo complice che lo stava aspettando poco più distante, a bordo di un furgone bianco».
Una scelta, quella dei malviventi di lasciare la cospicua somma di denaro nelle mani della donna, che lascia molti dubbi in sospeso. Dubbi che la squadra anticrimine del commissariato vuole ora chiarire.
Sembra infatti inverosimile che malviventi, si presume “esperti”, abbiano rinunciato a un bottino certo per portarsi via la borsa della quale non conoscevano il contenuto. E non può essere stato neppure il timore di venire smascherati a indurre i due malviventi ad avere un simile comportamento perché, sempre secondo la polizia, si sarebbe trattato di un’azione studiata a tavolino. Non a caso i rapinatori avevano rubato poche ore prima, sempre a Sulmona, il furgone utilizzato nella fuga e abbandonato successivamente in una stradina di campagna tra Sulmona e Pratola Peligna.
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