Fascetti Pd su Biondi: «E ora il sindaco chieda scusa alle donne»

«Noi “da guardare e non toccare”? Abbiamo una dignità e siamo figlie di tante battaglie»
L’AQUILA
«Le parole di chi rappresenta le istituzioni hanno un peso e contribuiscono a definire la cultura di una comunità. Per questo, le parole del sindaco Biondi non possono essere liquidate come una semplice battuta». Così Eva Fascetti, portavoce provinciale dell’Aquila delle Donne democratiche interviene sulle dichiarazione di Biondi ieri a “8 Interviste al tramonto” su Rete8. «Affermare che a una cena con un avversario politico ci sarebbe “la possibilità di avere una compagnia gentile, garbata ed esteticamente piacevole... da guardare e non da toccare” significa riproporre una visione delle donne come elemento di contorno, valutate per il loro aspetto anziché per la loro dignità, la loro autonomia e il loro ruolo nella società», dice Fascetti, «non è una questione di politically correct. È una questione di cultura istituzionale. Il sessismo si alimenta anche così: attraverso un linguaggio che normalizza stereotipi e riduce le donne a oggetto dello sguardo maschile. E questo è ancora più grave quando a pronunciarlo è il sindaco del capoluogo d’Abruzzo». Fascetti prosegue: «Colpisce che tali parole arrivino da chi guida una città che ha visto le donne essere protagoniste della ricostruzione, dell'impegno civile, delle professioni, dell’impresa e della politica. Le donne dell’Aquila non sono una “compagnia piacevole”: sono parte fondamentale della comunità e meritano di essere riconosciute per ciò che sono e per ciò che fanno. La destra continua troppo spesso a derubricare questi episodi a ironia. Noi pensiamo invece che il linguaggio sia un fatto politico. Le parole costruiscono cultura, legittimano comportamenti e contribuiscono a definire il modello di società che vogliamo. Chi ricopre incarichi istituzionali ha il dovere di esserne consapevole. Per questo chiediamo al sindaco Biondi di riconoscere l’inopportunità delle proprie affermazioni e di porgere le proprie scuse. Non per alimentare una polemica estiva, ma perché dalle istituzioni ci aspettiamo l’esempio, il rispetto e la promozione di una cultura della parità. Noi», conclude Fascetti, «continueremo a contrastare ogni forma di sessismo».

