Femminicidio Maiorano, processo vicino

9 Settembre 2023

Il tunisino è accusato di aver massacrato la moglie Ilaria l’11 ottobre scorso: ora rischia l’ergastolo, le sue bimbe parte civile

SULMONA. È accusato di aver massacrato di botte la moglie, Ilaria Maiorano, originaria di Introdacqua, al culmine di una lite per gelosia. Tarik El Ghaddassi, 42 anni, di origine tunisina, lo avrebbe fatto davanti alle figlie e il 20 settembre prossimo comparirà davanti al gup del tribunale di Ancona, Alberto Pallucchini, che dovrà decidere se rinviarlo a giudizio per la morte della donna o meno.
In caso di processo l’uomo rischia l’ergastolo per una serie di aggravanti, anche quella della crudeltà. La procura aveva chiuso le indagini del delitto di Padiglione a fine giugno e ora ha chiesto il rinvio a giudizio. Secondo l’accusa, Ghaddassi avrebbe inferto molti colpi sul corpo della moglie 41enne, lasciandola in agonia per sei ore prima che morisse.
Era l’11 ottobre scorso quando Ilaria Maiorano è stata trovata morta nell’abitazione di Padiglione, dove viveva con il marito e le loro due bambine di 5 e 8 anni. Fin dall'inizio i sospetti degli inquirenti erano caduti sul coniuge, finito in carcere a Montacuto, dove è detenuto tuttora.
Nell’atto di chiusura indagini la posizione dell’indagato si è complicata. Per Tarik l’accusa è di omicidio volontario pluriaggravato. Il pubblico ministero Valentina D’Agostino, titolare delle indagini, contesta oltre alla crudeltà anche i futili motivi, i maltrattamenti, la presenza delle figlie minorenni in casa quando avrebbe ucciso la moglie e quella di aver commesso il fatto durante l’esecuzione di una pena precedente, visto che si trovava agli arresti domiciliari per altra causa.
Stando agli accertamenti di indagine l’orario del decesso della donna è stato calcolato tra le 3 e le 6 dell’11 ottobre. Quando arrivarono i soccorsi sanitari nella casa della coppia in via Montefanese, in seguito alla richiesta partita da una parente, era già tardi: l’orologio segnava ormai le 10 passate.
Ai carabinieri il tunisino aveva detto di aver avuto un litigio la sera prima e che la moglie era caduta dalle scale ma che poi si era rialzata ed era andata a dormire nella camera delle bambine. Al mattino lui era uscito presto per lavoro. Mentre aspettava un collega non aveva visto la moglie portare le figlie a scuola così era tornato a casa trovando la moglie morta. La versione delle scale però non convince la procura che nell’atto di chiusura indagini parla di percosse violente date alla moglie per motivi di gelosia «in modo reiterato, con pugni e schiaffi» utilizzando anche una sedia e un pezzo di legno. L’uomo l’avrebbe picchiata nella stanza occupata dalle figlie e con le bambine presenti, e poi anche in altre zone dell’abitazione. Diverse le lesioni riportate, al cranio, al viso, alle braccia, alle gambe, alle mani: tre costole rotte e la frattura del naso. La 41enne ha avuto anche un choc emorragico.
Per le bambine è stato nominato un curatore speciale, l’avvocato Arianna Benni che le rappresenta legalmente e un avvocato per tutelarle nel procedimento a carico del padre, l’avvocato Giulia Marinelli. Le bambine si costituiranno parte civile.
La difesa di Tarik attende le fasi di un eventuale processo per dimostrare l’innocenza del suo assistito. A Introdacqua, paese d'origine di Ilaria, i parenti chiedono che sia fatta giustizia «affinché quello che è successo non accada mai più», avevano dichiarato al Centro la madre Silvana Salvatore e il fratello Daniele Maiorano. «C’erano tutte le avvisaglie di quello che poteva accadere. Se solo le autorità avessero fatto qualcosa per prevenire la tragedia, oggi la nostra Ilaria sarebbe viva e le sue figlie avrebbero una mamma».