Festival Partecipazione, accuse al Comune

Chiusa con un bilancio positivo la terza edizione. Ma De Ponte è critico: se alla città non interessa andremo altrove
L’AQUILA. «La risposta dei cittadini è stata molto positiva. Anche le istituzioni locali ci sono state vicine con attenzione. Anche se forse avevamo delle aspettative maggiori sull’accoglienza che il Comune dell’Aquila è riuscito a garantire, al di là dei servizi, dal punto di vista del contributo intellettuale ed economico. Stiamo valutando se questa città, nel suo insieme, sia interessata ancora a continuare questa esperienza. O se dobbiamo trasferirci da qualche altra parte. Noi speriamo di poter rimanere. Sarebbe un peccato».
In cauda venenum, dicevano i latini (il veleno è in coda). E se non si tratta proprio di veleno, è qualcosa che ci va molto vicino. L’attacco al comune è di Marco De Ponte, segretario nazionale di ActionAid, il motore organizzativo e progettuale, insieme a Cittadinanzattiva, del Festival della Partecipazione, che si è concluso ieri all’Aquila, dopo una settimana di lavori, con un bilancio più che positivo e la presenza, ieri mattina, del vice presidente del Senato, Anna Rossomando. Il sindaco, Pierluigi Biondi, si è riservato di rispondere a De Ponte.
Intanto gli organizzatori hanno tracciato il bilancio della manifestazione, che ha dato spunti importanti sui quali lavorare e ha visto la presenza in città, nei vari convegni che hanno coinvolto tantissimi settori e quasi tutto il centro storico nelle sue strutture recuperate, a cominciare da Palazzo Camponeschi, soprattutto sul tema più improtante della città: la ricostruzione del centro storico, con edifici pubblici e privati, ma ancora di più la ricostruzione sociale ed economica.
«In questi giorni e anni, all’Aquila la società civile ha istituito, attraverso il Festival, spazi in cui le persone hanno potuto non solo sognare, ma confrontarsi anche in modo acceso e lavorare a un’Italia possibile, capace di sopravvivere all’incubo della crescente esclusione sociale; all’incubo delle “facili” soluzioni autoritarie; all’incubo ancora peggiore del razzismo, del sessismo e dell’odio verso il diverso, che sembrano impossessarsi di molti concittadini ai quali non viene offerta un’alternativa alla logica della zuffa e dell’accusa agli altri, spesso egualmente esclusi dal potere e dall’accesso alle risorse». È un messaggio di speranza quello lanciato dalla terza edizione del Festival della Partecipazione, che ha chiuso ieri con un evento all’Auditorium del Parco alla presenza della vice presidente del Senato, Anna Rossomando. «Sono onorata di essere qui, in rappresentanza delle Istituzioni certo, ma anche per l’esperienza personale arricchita da una lunga e non improvvisata interlocuzione con le associazioni che hanno promosso il Festival», le parole di Rossomando, che ha risottolineato l’importanza dell’appuntamento, che già il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo messaggio di saluto, aveva definito come «un importante spazio di riflessione sulla cittadinanza attiva e responsabile, da cui scaturiranno preziosi contributi al dibattito pubblico».
E proprio al Capo dello Stato hanno fatto appello i promotori, per chiedere la tutela di uno spazio di partecipazione attiva come il Festival e proseguire il percorso avviato, «e ad altre città che desiderano camminare nel solco creato sui tratturi abruzzesi, facendo del Festival il momento chiave della cittadinanza in crescita nella nostra Italia».
All’evento finale hanno partecipato Fabrizio Barca e Giovanni Moro, del Comitato scientifico, oltre a Marco De Ponte; Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, e Giorgia Canali, del comitato esecutivo di Slow Food Italia. A portare i saluti dell’amministrazione, l’assessore alle Politiche sociali, Francesco Cristiano Bignotti.
«Sono state migliaia le persone che hanno preso parte ai 50 eventi gratuiti del Festival, con oltre 300 ospiti intervenuti», hanno aggiunto gli organizzatori. «Gli eventi serali hanno sempre registrato il tutto esaurito. Studenti, associazioni, amministratori locali, ministri e parlamentari, insieme ai cittadini, hanno discusso, dialogato e testimoniato la voglia di essere protagonisti dei processi sociali e politici, di lavorare a un’Italia possibile ancora da realizzare. Esperienze che lasceranno il segno, nella città e nel paese, nelle strategie da mettere in atto per affrontare i terremoti, per dare tutela più forte alla partecipazione dei cittadini, ai lavoratori, alle persone. Non solo scintille di cambiamento, ma brace che crescerà nel futuro».
«All’Aquila un dialogo aperto, informato, ragionevole ha reso chi c’era e chi lo ha seguito, cosciente della realtà e delle sfide, capace di fare proposte in merito alla ricostruzione fisica e civile di alcune aree del Paese», hanno concluso gli organizzatori, «su metodi e politiche di sviluppo in situazioni ordinarie e di risposta a catastrofi naturali, il cui impatto può essere ridotto con la prevenzione. Il Festival ha riunito i protagonisti dei territori colpiti dai terremoti degli ultimi 40 anni, con tecnici ed esperti che hanno messo a confronto dati ed esperienze, delineando i requisiti di una policy nazionale per la partecipazione civica».
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