Fiera di San Massimo In seimila sfidano il vento e i temporali

Abbastanza soddisfatti gli operatori e Fiva Confcommercio Capretti: «Già al lavoro per l’evento della Perdonanza»
L’AQUILA. Sale rosa e saponi, collane in viscosa leggere come una piuma, cosmetici alla bava di lumache, e gelati, panini, ciliegie, vestiti, scarpe, artigianato etnico. Gli “ingredienti” per la buona riuscita della Fiera di San Massimo, insomma, c’erano proprio tutti. A guastare la festa i soliti temporali pomeridiani, ma nonostante i capricci del tempo, anche quest’anno l’evento promosso dalla Fiva Confcommercio, in collaborazione con il Comune, ha fatto il pieno di visitatori. Si aggira sulle seimila presenze la stima finale degli organizzatori. Qualche disagio per chi era alla ricerca di un parcheggio, causato dalla chiusura dell’anello che circonda il Castello, ma mitigato dalla clemenza dei vigili, non ha comunque scoraggiato le migliaia di aquilani che soprattutto nella seconda parte della mattinata si sono riversati in centro per una passeggiata tra le bancarelle. Centoventi gli espositori, chiarisce Alberto Capretti, presidente provinciale della Fiva, provenienti da molte regioni italiane. E curiosando tra i banchi, si scoprono le lampade realizzate con il sale rosa dell’Himalaya, l’ambra grigia, dal profumo inconfondibile, i prodotti antirughe a base di veleno d’api e bava di lumache. Sergio Lombardi viene da Tivoli, e il suo banco è una vera delizia per l’olfatto. «Sono qui per il secondo anno consecutivo», dice, «ma conosco l’Abruzzo perché spesso vado a Sulmona, sempre per le fiere. Questo pezzetto di ambra grigia ha più di dieci anni, è un’essenza preziosa». E poi c’è la bancarella di Simonetta Marrone, aquilana, disegnatrice e realizzatrice di bigiotteria “sostenibile”. «I miei lavori», spiega, «nascono da uno studio dei colori, delle tendenze, dei gusti di ogni cliente. Ogni oggetto è diverso, perché in ogni oggetto ciascuno di noi deve ritrovare se stesso». E così nascono orecchini con i bottoni, collane con la fettuccia presa nelle fiere tessili, e le pietre. Accanto c’è una bellissima signora, Anna Maria Rosone. Sul suo banco c’è il rame lavorato a mano, secondo l’antica tradizione aquilana, ma ci sono anche i ferri per le neole, sempre fatti a mano. «Questo», dice orgogliosa, «ricalca il disegno del rosone della basilica di Collemaggio. E quella, invece», e indica un oggetto di forma concava appoggiato a un cavalletto, «è la frappiera originale aquilana. Serve per fare le frappe di Carnevale. Questa», aggiunge, «è la bancarella di mio marito, Domenico Pecilli. La prima medaglia d’oro la prese nel 1963. Eravamo sposati da due anni, ma già prima il padre e il nonno facevano il mestiere di ramai. Noi siamo gli ultimi, perché purtroppo i giovani non vogliono fare questo lavoro, anche se qualche mese fa una ragazza si è presentata in bottega dicendo che vuole imparare». La bottega di Domenico e Anna Maria si trova in prossimità della Fontana delle 99 Cannelle, ma il laboratorio, dopo il terremoto, è stato spostato a Lucoli. A breve distanza c’è Angelo Beccia, gelataio di 42 anni, di Arischia nato in Germania. «Da poco ho cambiato il camion», dice sorridendo, «perché quello che avevo prima era diventato vecchio». Angelo, nonostante la giovane età, fa il gelataio da 28 anni. «Era il 1988 quando tornammo dalla Germania», racconta. «All’epoca, da queste parti, era insolito vedere il camion che vende i gelati artigianali, ma in Germania invece era abbastanza usuale». Il laboratorio è annesso al bar di Arischia, gestito dalla famiglia del giovane. «Spesso vado nei centri estivi, dove ci sono i bambini, e mi dispiace vedere quando qualcuno di loro non ha i soldi per comprare il gelato. Allora, glielo regalo io». Qualche malumore, tra i venditori, è circolato, ed è legato al pagamento della tassa per l’occupazione di suolo pubblico. «Abbiamo speso quasi cento euro», dicono due ambulanti, «e chissà se riusciremo a guadagnarli». Soddisfatti, nel complesso, gli organizzatori. «È andata discretamente», dice Capretti. «Certo, se il temporale ci avesse risparmiati, sarebbe andata meglio, ma nel complesso non ci lamentiamo. Anzi, da domani saremo già al lavoro per preparare la Fiera della Perdonanza».
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