Filetto commemora le diciassette vittime della furia nazifascista

7 Giugno 2019

Messa e commemorazione nel 75° anniversario della strage Lo sforzo della comunità locale per tenere viva la memoria

FILETTO. Oggi a Filetto, frazione del Comune dell’Aquila, verranno commemorate le 17 vittime della strage nazifascista del 7 giugno 1944, 75 anni fa. Il programma prevede alle 16 una messa nella chiesa parrocchiale di Filetto, a seguire la deposizione della corona al monumento che ricorda la strage alla presenza di autorità civili, militari e religiose. Chiuderà il pomeriggio un incontro con lo storico Walter Cavalieri nella sede del centro anziani “Il Moro” di Filetto. L’iniziativa di Filetto fa parte di una serie di eventi curati dalla Pro loco di Onna, dalla Onna Onlus, dal centro sociale anziani di Onna, dal centro sociale, culturale e ricreativo per anziani “Il Moro” di Filetto, dal gruppo alpini “Rossi” di Paganica e dall’associazione nazionale alpini sezione Abruzzi per ricordare gli eccidi di Filetto e Onna e le vittime di Paganica. La strage di Filetto, dimenticata per 25 anni, diventò un caso mondiale giusto 50 anni fa, nel luglio del 1969 quando un giornale tedesco scoprì che Matthias Defregger – che nel 1944 era un giovane capitano dell’esercito tedesco ed era a Filetto nel giorno della strage – dopo la guerra era diventato prete fino a essere nominato dal Papa vescovo ausiliare di Monaco. Ecco come ricorda quei giorni Giovanni Altobelli, residente a Filetto, che negli anni ha raccolto una gran mole di articoli di giornale e documenti sia sulla strage che sul cosiddetto “caso Defregger”.
«Siamo all’anno 1969, ai primi di luglio cominciarono a venire in paese giornalisti e televisioni da tutto il mondo», dice Altobelli. «Ricordo che il 7 luglio 1969 uno dei primi giornalisti ad arrivare a Filetto fu Carlo Belihar inviato del giornale “Der Spiegel”. Fece un ottimo servizio e intervistò i sopravvissuti della strage e tanta altra gente del paese. In tutta l’estate di quell’anno arrivarono decine e decine di cronisti per avere testimonianze sulla strage di 25 anni prima. All’inizio la gente sembrava riservata e restia, ma poi, a poco a poco, in tanti si resero disponibili a parlare di quei fatti. Filetto con il “caso Defregger” tra il 1969 e il 1972 fu conosciuto in tutto il mondo. In quel periodo in paese si crearono due posizioni: da una parte chi era disponibile al perdono e fra loro il parroco don Demetrio Gianfrancesco e dall’altra chi voleva l’estradizione del criminale di guerra per processarlo in Italia (questa richiesta era sostenuta anche dal deputato del Pci Eude Cicerone). Per qualche anno le polemiche furono tante. Matthias Defregger non fu mai processato e condannato perché il caso, si disse, era caduto in prescrizione. In realtà l’indagine fu archiviata da una procura tedesca a cui le carte erano state inviate. Matthias Defregger morirà all’età di 80 anni il 23 luglio 1995 a Monaco di Baviera. Sulla vicenda nel 1970 fu realizzato anche un film “Quel giorno Dio non c’era” del regista Osvaldo Civirani. Nell’agosto del 1969 era arrivato a Filetto pure il regista Carlo Lizzani che voleva raccontare la vita di Defregger, ma ormai Civirani stava già lavorando alla sceneggiatura e fu lui a realizzare il film. Successivamente furono scritti due libri: “Morte a Filetto” del colonnello Aldo Rasero, comandante partigiano, e “Filetto” del parroco don Demetrio Gianfrancesco. Gli abitanti di Filetto ogni anno commemorano i Martiri sia il 25 aprile, festa della Liberazione, che il 7 giugno ricorrenza dell’eccidio. Le commemorazioni», conclude Altobelli, «negli ultimi tempi sono scarsamente partecipate e le nuove generazioni sanno poco o nulla di quanto accadde. Spero che questa tendenza possa essere invertita e la memoria sia conservata e tramandata. Mi auguro che il governo tedesco dia anche a Filetto un segno concreto, magari attraverso un sostegno economico per ampliare la piazza al centro del paese. Si potrebbe poi trovare lo spazio per apporre un’epigrafe marmorea segno di riconciliazione fra i due paesi, Italia e Germania».
©RIPRODUZIONE RISERVATA