Finanza chiude Accord Phoenix

21 Dicembre 2016

Blitz delle Fiamme Gialle: l’inchiesta riguarda gli impianti di lavorazione dei rifiuti elettronici

L’AQUILA. La Guardia di Finanza ha chiuso lo stabilimento dell’Accord Phoenix. Il sequestro del sito produttivo – sono rimasti aperti solo gli uffici – è scattato dopo una lunga ispezione delle Fiamme gialle, iniziata lunedì e andata avanti, notte compresa, fino a ieri mattina. Dieci uomini del Comando di Pescara hanno setacciato la fabbrica, controllando soprattutto gli impianti in fase di installazione, e alla fine ne hanno disposto la chiusura, contestando rilievi di natura penale riguardo la lavorazione dei rifiuti elettronici. Un provvedimento che ha colto di sorpresa il management dell’azienda e che arriva a pochi giorni dalle nuove 35 assunzioni, che erano state programmate per il mese di gennaio. «Confido nella correttezza delle istituzioni», il commento a caldo del direttore generale Francesco Baldarelli, «e se abbiamo fatto degli errori, provvederemo a rimuoverli. Se invece ci sono stati dei fraintendimenti, proveremo a chiarirci. Metteremo in campo le azioni necessarie per tutelare l’azienda, noi stessi e anche gli impegni presi sul fronte occupazionale. La chiusura dovrebbe essere temporanea, valuteremo se fare ricorso. Si sta parlando di un investimento di 50 milioni che rischia di essere buttato all’aria. E ancora una volta, da quando ho messo piede in questa città», sottolinea Baldarelli, «non mi sono sentito a casa, bensì un oriundo». L’amarezza del direttore generale dello stabilimento è palpabile: da quando è partita l’operazione di insediamento del nuovo sito industriale, ormai 5 anni fa, la strada è stata tutta in salita, tra polemiche, accuse, ritardi e ostacoli vari, legati all’erogazione dei 10,7 milioni di fondi pubblici concessi da Invitalia. E poco più di un mese fa, le attività erano già state sospese, dopo un altro accertamento, questa volta della Asl, che aveva riscontrato altre anomalie da sanare, come la mancata installazione di una balaustra e l’assenza di percorsi segnalati per i muletti, all’interno di quello che in effetti è ancora un cantiere aperto. Le linee produttive sono ferme – va fatto il collaudo – e i lavoratori già assunti, una quindicina, venivano impiegati nella cosiddetta sala monitor, dove avviene il primo smistamento dei materiali. L’attenzione della Guardia di finanza di Pescara, che avrebbe deciso l’ispezione dopo una ricognizione aerea sul polo elettronico aquilano, si è concentrata proprio sui macchinari che dovranno servire per la lavorazione e il recupero dei cosiddetti Raee, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche: in pratica, all’azienda è stato contestato di aver dislocato le macchine in contrasto con quanto stabilito nella prima autorizzazione rilasciata dalla Regione, anche se ancora non sono entrati in funzione. L’Accord Phoenix, avendo in mano un permesso edilizio del Comune, ha posizionato i macchinari, provenienti da Germania e Francia, facendo degli adeguamenti e giustificandoli con il fatto che sono passati tre anni dall’autorizzazione iniziale: nel frattempo, le apparecchiature si sarebbero evolute.

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