Finanziamento lecito, assolto dopo 9 anni

Scagionato in appello un 43enne accusato di aver percepito fondi per 400mila euro sulla scorta di false attestazioni
L’AQUILA. Le indagini sul post sisma continuano a non reggere quando il fascicolo approda in aula.
E il caso, l’ennesimo, di un uomo di 43 anni, Dino Milani il quale a 9 anni dai fatti è stato assolto in Appello dall’accusa di indebita percezione di fondi statali per 400mila euro ottenuti per la ristrutturazione di un edificio inagibile. A Milani fu anche applicato il sequestro della somma per equivalente. I giudici di appello, comunque, lo hanno assolto «Perché il fatto non costituisce reato» ritenendo che comunque l’imputato ha agito in buona fede quando ha chiesto e ottenuto i fondi.
Nel mirino degli investigatori sia il contributo per la ristrutturazione e riparazione di una casa danneggiata dal terremoto a Paganica in via Pescomaggiore sia il contributo di autonoma sistemazione, che secondo l'accusa non spettava al richiedente. Le attività investigative avevano sostenuto che l'uomo aveva chiesto il finanziamento attraverso false autocertificazioni, avendo dichiarato di essere residente nell'immobile destinatario delle misure di sostegno pubblico mentre la sua vera casa era a San Giacomo.
Dalle indagini sarebbe emerso che fino al 6 aprile 2009 l'accusato aveva la residenza, nonché la dimora abituale, unitamente al proprio nucleo familiare, in un'altra località dell'Aquilano e che l'immobile danneggiato non era stabilmente abitato all'epoca del terremoto, così come emerso, tra l'altro, dai consumi di acqua risultati pressoché nulli.
I giudici, al contrario, hanno dato ragione alle tesi assolutorie sostenute dall’avvocato Luciano Bontempo. La sua ricostruzione dei fatti, fatta di testimonianze e carte, ha convinto il collegio. Caso chiuso visto che comunque sarebbe prescritto.
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