Finge una gravidanza, stalker condannata

20 Luglio 2023

Donna di Pescasseroli accusata di perseguitare un agente della penitenziaria dopo la fine della storia

PESCASSEROLI. Ha finto di essere rimasta incinta dopo avere a lungo perseguitato l’uomo che aveva conosciuto su una chat di incontri. La spasimante è stata alla fine condannata a nove mesi di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di 5mila euro di provvisionale. L’eventuale risarcimento per la vittima delle persecuzioni dovrà essere liquidato in sede civile.
La pena è stata comminata dal giudice monocratico del tribunale di Sulmona, Francesca Pinacchio, a una donna originaria di Pescasseroli, B.D.P., 55 anni, finita sotto processo per il reato di atti persecutori nei confronti di un agente di polizia penitenziaria che aveva conosciuto in un sito d’incontri.
I due, lui originario di Sulmona e in servizio nel penitenziario di Parma, lei di Pescasseroli, si erano incontrati virtualmente in una chat di incontri on line.
Dopo circa due mesi di scambi di messaggi e foto i due avevano deciso di vedersi di persona.
Primo appuntamento il 3 agosto 2016 a Pescasseroli. Dall’incontro scaturì una breve frequentazione di circa venti giorni. Una storia lampo che, per volere dell’uomo, non era approdata in qualcosa di più solido o in una relazione sentimentale stabile.
Così l’imputata, non accettando il rifiuto, avrebbe iniziato a quel punto l’escalation di condotte vessatorie, fingendosi perfino incinta pur di convincere l’agente a tornare sui propri passi. Ma c’è di più. Secondo l’accusa avrebbe provocato un perdurante stato d’ansia alla persona offesa, costringendolo a modificare il proprio stile di vita nonché a cambiare utenza telefonica visti i continui e ripetuti messaggi che la donna inviava, a qualsiasi ora del giorno e della notte.
La stessa avrebbe inseguito l’amato del sito on line fino a Parma, ovvero nei suoi luoghi di lavoro. Sempre stando alle accuse, confermate anche durante il processo.
Una situazione divenuta insostenibile che costrinse l’agente di polizia penitenziaria, assistito dall’avvocato Serafino Speranza, a tutelarsi e a sporgere querela. Una denuncia sfociata in un processo e quindi nella condanna con pena sospesa.