Finisce nel tombino Il Comune risarcirà
L’ente condannato in appello a pagare i danni a una donna L’incidente vicino alla sede municipale di via Carabba
L’AQUILA. La Corte d’appello, ribaltando la sentenza di primo grado, ha condannato il Comune a risarcire, con ventimila euro comprese le spese legali, una donna di 65 anni che era finita in un tombino che si trova in via Rocco Carabba nei pressi di una delle sedi municipali.
Il ricorso è stato presentato dall’avvocato Luciano Bontempo che aveva in tutela gli interessi della donna.
«La giurisprudenza di legittimità», si legge nella motivazione, «condivisa da questa corte, ha invero avuto modo di precisare che l’ente titolare di una strada aperta al pubblico transito risponde dei sinistri riconducibili a situazioni di pericolo connesse alla struttura e alle pertinenze della strada stessa salvo che si accerti la concreta possibilità per l’utente danneggiato di prevedere o percepire con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo. In questo caso, da un lato la presenza di un pozzetto con tombino sul marciapiede è tale da rendere per il pedone inevitabile il transito sul tombino stesso e non risulta che la donna abbia posto in essere condotte diverse dal transito pedonale e non congrue rispetto alla normale utilizzazione del marciapiede stradale; dall’altro lato, nessun elemento consente di ritenere accertato che il tombino fosse stato già danneggiato al momento del passaggio e di ipotizzare, conseguentemente, che quest’ultima potesse avvedersi di una situazione di pericolo concreto evitabile cambiando il percorso. Al contrario il compendio istruttorio offre elementi che impongono di ritenere che si sia verificata una improvvisa rottura del tombino». «Deve essere affermata», dicono ancora i giudici, «la responsabilità risarcitoria del Comune dell’Aquila, quale custode, per i danni patiti dall’appellante in conseguenza della caduta».
Il Comune è stato condannato a pagare una cifra discreta anche per via del fatto che la donna ha riportato una invalidità permanente del 4 per cento. Inoltre, ci sono stati dei danni di natura biologica intesi anche sotto il profilo della sofferenza e di una lunga inabilità. Non si riesce nemmeno a capire come sia stato possibile un giudizio diverso in primo grado, almeno a detta dei ricorrenti. Non sono poche, comunque, le cause giudiziarie nelle quali il Comune è citato per vicende analoghe. Molte di queste riguardano ciclisti che sono caduti a causa delle rotaie mai rimosse della metropolitana di superficie.
Il collegio giudicante era formato dai magistrati Giuseppe Iannaccone, Giampiero Fiore e dal relatore Francesco Filocamo.
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