Finta malata per 2 mesi, condannata

Sentenza della Corte dei conti: dipendente regionale deve restituire 4mila euro
L’AQUILA. Una dipendente regionale è stata condannata dalla Corte dei conti, sezione Giurisdizionale centrale d’Appello, a pagare alla Regione Abruzzo circa 4.000 euro. La dipendente è accusata del fatto che «per 62 giornate si assentava ingiustificatamente dal servizio utilizzando sistematicamente certificati medici falsi la cui firma e contenuto venivano disconosciuti dal medico curante». Nel giudizio di primo grado la Corte dei conti abruzzese aveva dichiarato «l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere avendo appreso dalla nota trasmessa dalla Regione che risultava avviato il recupero delle retribuzioni illecitamente percepite ben prima della notifica dell’atto di citazione in giudizio alla dipendente». Il ricorso in Appello è stato presentato dal procuratore regionale della Corte dei conti. «La pronuncia di cessazione della materia del contendere assunta dalla sezione territoriale» scrivono i giudici di Appello «non può essere condivisa da questo Collegio non sussistendo, al momento della decisione, né l’integrale recupero dei ratei secondo le quantificazioni al netto operate dalla Regione e ammontanti a 2.569 euro né tanto meno dell’importo al lordo delle ritenute determinato in 3.741 euro dalla Procura abruzzese. Accertata l’assenza di elementi idonei a dichiarare la cessazione della materia del contendere» va rilevato «che nell’ipotesi di danno erariale conseguente alla illecita erogazione di emolumenti in favore di pubblici dipendenti la quantificazione deve essere effettuata al lordo delle ritenute fiscali Irpef. Infatti, gli importi dovuti per ottemperare agli obblighi tributari e contributivi, in quanto compresi nell’esborso, gravano, al pari delle altre causali, sul bilancio dell’ente danneggiato come componente negativa». (g.p.)
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