Fiona May, salto in città «Qui ritrovai la forma»

10 Aprile 2022

L’AQUILA. «All’inizio della mia carriera, in Inghilterra e poi in Italia, ho avuto dei piccoli problemi di microfratture, per risolvere i quali venni anche all’Aquila. La prevenzione è molto...

L’AQUILA. «All’inizio della mia carriera, in Inghilterra e poi in Italia, ho avuto dei piccoli problemi di microfratture, per risolvere i quali venni anche all’Aquila. La prevenzione è molto importante, essenziale e non solo per noi atleti».
Così Fiona May, campionessa del mondo e olimpionica, ospite d’eccezione ieri in città del convegno sulle patologie del rachide in ambito sportivo dall’adolescenza alla terza età, nell’ambito del calendario di appuntamenti dell’Aquila Città europea dello Sport 2022.
«Una postura sbagliata può influire tantissimo nelle prestazioni di un atleta, la rachide cervicale inizia dal collo fino al fondo schiena, è tutto collegato. Io sono stata fortunata perché ho incontrato i giusti specialisti e ho avuto modo con il plantare di risolvere i problemi», ha aggiunto l’ex lunghista e triplista, due volte campionessa mondiale di salto in lungo, specialità in cui inoltre è salita due volte sul secondo gradino del podio olimpico.
«Nel 1996, a 26 anni», ha raccontato, «mi stavo preparando per le Olimpiadi di Atlanta, a maggio dopo i campionati italiani mi sono svegliata con il mal di schiena, non potevo muovermi e ricordo di aver pianto. Ero molto stressata e avevo aumentato il peso, questo è un fattore molto importante perché quando si salta c’è una pressione», ha detto improvvisando sul palco il movimento, «e questo causa il mal di schiena».
May ha anche raccontato la sua lontana esperienza all’Aquila, quando fu visitata dal dottor Fosco De Paulis, specialista della postura, primario e capo dipartimento dell’ospedale, noto per essere stato, tra le altre cose, medico di campioni come Pietro Mennea: «Da un esame si vide che avevo un disequilibrio del bacino, lì decisi di fare una serie di esercizi e con un bravo allenatore che ha studiato il movimento preciso da fare ho avuto dei benefìci».
«Lo sport è molto importante ed è anche cultura», ha poi detto l’atleta, che non ha risparmiato critiche al sistema scolastico affermando che «sono troppo poche le ore di educazione fisica previste. È una bugia che lo sport sia per tutti, purtroppo lo è solo per chi ha le possibilità», ha aggiunto. «Bisogna cambiare mentalità per dare maggiori possibilità alle famiglie».
Il convegno, che si è aperto coi saluti istituzionali dell’assessore regionale allo Sport Guido Quintino Liris, del vicesindaco Raffaele Daniele, del vicepresidente della Fondazione Carispaq Roberto Marotta, della prorettrice Giulia Vinciguerra, del delegato all’Educazione fisica dell’Ufficio scolastico regionale Antonello Passacantando, del professore Carlo Ruosi e di Stefano Bussiglieri di Bper Banca, ha visto anche la partecipazione degli studenti degli istituti superiori cittadini “Domenico Cotugno” e “Amedeo d’Aosta” e quella, da remoto, di altre scolaresche.
Il programma si è sviluppato in due sessioni alle quali hanno preso parte numerosi specialisti. Conclusioni affidate ad Antonio Aloisi, specialista in Ortopedia e Traumatologia, Medicina dello Sport e in Fisioterapia e Francesco Bizzarri.