Flamini: le bufale mediche su internet sono un pericolo

2 Gennaio 2019

L’ex primario di Ortopedia del San Salvatore avverte «Sono un rischio per la corretta informazione e la salute» 

L’AQUILA. «L'utilizzo del laser in ortopedia non è possibile. L'intervento sull'alluce valgo può essere effettuato solo chirurgicamente, come per la robotica, che può coadiuvare, ma non sostituire la mano del chirurgo».
Anche il mondo della medicina è invaso da fake news, che rischiano di deviare i pazienti e alimentare false convinzioni.
Stefano Flamini, chirurgo di Villa Letizia, per diciassette anni primario del reparto di Ortopedia dell'ospedale San Salvatore, lancia l'allarme.
E invita «a rivolgersi sempre a strutture specializzate, evitando passaparola e ricerche sul web». Il tema della “buona informazione”, in medicina, è la sfida del futuro.
Come riconoscere le fake news in campo scientifico e medico?
«Tocchiamo uno dei grandi dibattiti contemporanei nel campo della medicina, inondato da notizie incontrollate che arrivano dal web. Le cosiddette “bufale” rappresentano un rischio concreto per la corretta informazione e la salute del paziente. La medicina è un settore vulnerabile, in tal senso, che prolifera di notizie false a scopo commerciale. Bisogna diffidare degli articoli sensazionalistici, che annunciano tecniche chirurgiche innovative o cure rivoluzionarie e definitive».
Come il raggio laser per correggere un alluce valgo?
«Su questo tema circolano vere e proprie leggende metropolitane. Il laser è un mezzo che trova impiego in molti comparti della chirurgia, ma non in ortopedia. È bene chiarire che il laser è uno strumento di taglio, tanto quanto il bisturi e la sega; non può essere utilizzato per tagliare l'osso del piede, perché le alte temperature che sviluppa lo brucerebbero. Al posto del laser, l'ortopedico utilizza dei minuscoli fori per introdurre una mini-fresa da 2 millimetri, simile a quella che utilizza il dentista, con cui tagliare l'osso. La metodologia percutanea prevede un'incisione millimetrica della pelle: sotto il controllo radiologico, il chirurgo manovrando la minifresa interviene senza una macroscopica incisione sulla pelle. L'ortopedico controlla l'esattezza dei movimenti della fresa sul monitor dell'apparecchio radiologico».
Quali sono i limiti di questa tecnica?
«È come se il chirurgo operasse al buio, senza vedere ciò che compie sulle parti molli, non visibili radiologicamente, tant'è che tra gli specialisti che si occupano da decenni di chirurgia del piede c'è molta prudenza. È una tecnica che va scartata, in caso di deviazioni dell'alluce molto severe o in caso di artrosi: è meglio, in queste condizioni, rinunciare alla mini-invasività per avere un correzione dell'alluce perfetta e duratura. In realtà, ci sono molte altre tecniche, di ultima generazione, che attraverso un'incisione da 1 a 3 centimetri permettono di raggiungere un ottimo compromesso tra mininvasività e accuratezza della correzione e, tra l'altro, hanno lo stesso decorso post-operatorio del metodo ipercutaneo. Non esiste, in assoluto, una tecnica buona per correggere tutte le deformità del piede».
E per ridurre il dolore post operatorio?
«Con le nuove tecniche di anestesia è live-moderato e ben controllato dai farmaci. Tutti gli interventi si effettuano in day surgery, con la possibilità di muovere i primi passi, con una calzatura speciale, già poche ore dopo l'operazione. L'anestesia alla caviglia copre il dolore post operatorio per quasi dodici ore. 30 giorni dopo l'intervento è possibile guidare la macchina e, a seconda dei casi, tornare al lavoro, ma il dato più importante è che queste tecniche, se ben eseguite, ottengono una correzione definitiva dell'alluce valgo, con la possibilità di utilizzare tutte le calzature, anche con il tacco alto e la punta stretta per le donne».
Un robot può sostituire il chirurgo?
«Un altro protagonista di fake news è il robot chirurgico. Definirlo chirurgo non è corretto: si tratta, in realtà, di un manipolatore estremamente sofisticato che esegue, in tempo reale, i movimenti del medico dopo averli opportunamente ridotti in ampiezza e forza. In pratica, si tratta di un moderno strumento, come può essere considerato un gastroscopio o un astroscopio, ma non sostituisce assolutamente le abilità del chirurgo. Il ruolo del chirurgo è essenziale. In sala operatoria il robot rappresenta il futuro, ma attualmente non sostituisce il chirurgo, può solo coadiuvarlo».
Si può affermare che più un chirurgo è bravo, meno ha bisogno del robot?
«In un certo senso è così. In alcuni casi il robot è consigliato, in altri è necessario intervenire con una normale operazione. È importante, tuttavia, sottolineare che questa tecnologia permette di ridurre i tempi di apprendimento dei giovani medici, che possono simulare gli interventi in una realtà virtuale e con un elevatissimo grado di realismo».
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