Folgorato sul lavoro, chiesti 3 rinvii a giudizio

27 Luglio 2024

Si tratta del proprietario del cantiere e di due tecnici, Di Lollo urtò col cestello elevatore i cavi dell’Enel

CASTEL DI SANGRO. Sono tre le richieste di rinvio a giudizio che la Procura di Sulmona ha presentato al giudice per le udienze preliminari, per la morte di Antonio Di Lollo, il 46enne titolare di un’impresa di tinteggiatura, rimasto folgorato il 31 agosto 2023, mentre lavorava su un capannone di un’azienda di confetture, sulla statale 17, nel territorio comunale di Castel di Sangro. Si tratta di Franco Flagella, proprietario del cantiere e amministratore delegato della società di confetture, Alfredo Daniello e Gabriella Galazzo, due tecnici legati al noleggio del cestello elevatore. I tre, sotto inchiesta per omicidio, colposo dovranno presentarsi il prossimo 3 ottobre davanti al giudice per l’udienza preliminare. Nello specifico il sostituto procuratore, Edoardo Mariotti, contesta al proprietario del cantiere di «on aver verificato l’idoneità tecnico professionale del lavoratore e di non aver predisposto il documento unico di valutazione dei rischi interferenti» e ai tecnici di «non aver verificato l’idoneità tecnico professionale del lavoratore e se lo stesso fosse o meno in possesso dell’abilitazione per l’uso del macchinario». Sul tavolo del magistrato sono finite anche due perizie che erano state disposte per chiarire le cause del decesso di Di Lollo e per esaminare il cantiere e i mezzi utilizzati dal 46enne. L’autopsia, eseguita da Ildo Polidoro, aveva confermato che il decesso era avvenuto sul colpo e che l’operaio era morto folgorato. Mentre dalla perizia tecnica era emerso che «la macchina con cestello elevatore aveva due comandi, uno in basso e l’altro in alto. Poteva essere azionata e risultava perfettamente funzionante. L’operaio avrebbe dovuto assumere un’altra posizione rispetto ai cavi dell’alta tensione». Di Lollo, che era salito sul cestello elevatore per effettuare alcune prove prima di iniziare a dipingere la facciata del capannone, aveva urtato i cavi dell’Enel, rimanendo folgorato. Inutili i soccorsi. Per accertare il rispetto delle misure di sicurezza era intervenuto il dipartimento competente della Asl, mentre i carabinieri si erano occupati delle prime indagini e di raccogliere le testimonianze degli altri operai e di quanti avevano assistito all’incidente. (a.d.a.)
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