Folla all’inaugurazione della sede di Fratelli d’Italia

9 Febbraio 2020

Tagliato il nastro del primo punto di riferimento cittadino del partito di Meloni In 300 rimasti fuori, ospite d’onore il vicepresidente della Camera Rampelli

L’AQUILA. È stata inaugurata con un “tutti in piedi” a cantare l’Inno nazionale, seguito da un brevissimo video di Giorgia Meloni. E poi scroscianti applausi del popolo di Fratelli d’Italia – numerosissimo, si contano almeno 300 persone – la prima e nuova sede dell’Aquila di un «partito in inesorabile e forte ascesa: dall’1,2% del 2012 al 12% dei sondaggi di oggi», ha sottolineato l’onorevole Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, ospite d’onore che ha tagliato il nastro alle 17.45 della nuova sede del partito della Meloni, in via Bominaco 4, con finestre che affacciano sul vicolo e su corso Vittorio Emanuele – benedetta da don Martino Gajda –, insieme al presidente della Regione, Marco Marsilio, all’assessore regionale Guido Liris, al sindaco e coordinatore provinciale, Pierluigi Biondi, al consigliere regionale Mario Quaglieri, al coordinatore regionale Etelwardo Sigismondi e al portavoce Michele Malafoglia. Una sede prestigiosa, «allestita grazie al lavoro eccezionale di Antonio, Piero, Giovanni, solo per citarne alcuni», ha sottolineato Liris. Una curiosità: tra i tantissimi partecipanti, il proprietario dell’immobile affittato a FdI, l’ex sindaco dell’Aquila Giuseppe Placidi.
Una folla nel vero senso della parola, che è rimasta in gran parte fuori dalle due stanze, invadendo cortile e metà vicolo.
Tanti sindaci e amministratori locali, funzionari e dirigenti del partito, arrivati da Avezzano (come Rosa Pestilli), Sulmona (Elisabetta Bianchi, che ha fondato da poco il gruppo di FdI in consiglio comunale), Castel di Sangro. A fare gli onori di casa, oltre a Biondi, il portavoce Malafoglia, che ha moderato gli interventi, durati circa due ore. Il factotum, ma futuro coordinatore amministrativo e organizzativo della sede aquilana di FdI, Antonio La Torre, ha fatto costruire appositamente un orologio con la scritta “L’ora del cambiamento”, notato e citato nel suo intervento dall’onorevole Rampelli (che ha parlato anche di famiglia «costituita da uomo, donna e figli»). E che ha spiegato il successo e l’ascesa del partito: «Energia, speranza, autenticità e onestà, che però da soli non portano da nessuna parte se non seguono azioni concrete. La ricostruzione dell’Aquila, ad esempio, è lenta, ma va avanti, con un lavoro di squadra». Marsilio ha ricordato lo «scetticismo» che circondava anche la sua candidatura (ha rinunciato alla carica di senatore). Poi, sollecitato, a conclusione degli interventi ha parlato dei tagli bus per Roma e del Parco Gran Sasso. «Sui bus c’è un’inutile drammatizzazione: c’erano due corse, alle 4.30 e alle 5, che facevano 3-4 viaggatori ciascuna, con bus da 52 posti. Facevamo prima a comprare una macchina ai pendolari! Ne abbiamo messa una alle 4.45, che non toglie nulla a nessuno e razionalizza le spese. Sul Parco», ha concluso il governatore, «mi sembra ci siano aperture da parte del presidente Navarra. Ci sono troppe restrizioni: alla Maiella tre Comuni voglio entrare, qui i Comuni chiedono di uscire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA