Fondi alla cultura, se ne parla con Carusi
CELANO. “Il finanziamento pubblico alla cultura” è il tema del convegno in programma mercoledì 10 alle 16, nella sala conferenze del castello Piccolomini di Celano. L’organizzazione è dell’assessorato...
CELANO. “Il finanziamento pubblico alla cultura” è il tema del convegno in programma mercoledì 10 alle 16, nella sala conferenze del castello Piccolomini di Celano. L’organizzazione è dell’assessorato comunale alla Cultura e del Polo museale d’Abruzzo. Dopo i saluti del sindaco Settimio Santilli, dell’onorevole Filippo Piccone, e del direttore del Polo museale, Lucia Arbace, interverranno il pianista Nazzareno Carusi, il sovrintendente del Maggio musicale fiorentino, Cristiano Chiarot, il direttore generale per lo Spettacolo dal vivo del Mibact, Onofrio Cutaia, e il sottosegretario di stato ai Beni culturali, Antimo Cesaro. Il maestro Carusi, che qualche giorno fa la prestigiosa rivista musicale Amadeus ha definito “un grande della cultura italiana”, precisa: «La mia sarà la voce di un artista che vede quotidianamente i frutti maturi o i problemi del rapporto fra le istituzioni, soprattutto concertistiche, e lo Stato. Le risorse vanno aumentate, così come si deve riconoscere abbia fatto il governo in carica. Ma queste stesse risorse vanno poi destinate ad hoc con l’unico criterio del merito assoluto, che non può essere calcolato per lo più su fredde basi economiche. Non è certamente tagliando i fondi alla cultura che possiamo sperare in un domani migliore. Perché non c’è legge economica che possa sostituirsi al peso e all’importanza radicale che per lo Stato hanno la storia e vita culturale. Il vero reddito di cittadinanza è dunque quello di essere cittadini di uno stato che applica alla lettera il dovere costituzionale di salvaguardare passato, presente e futuro del suo immenso patrimonio culturale, artistico e di paesaggio. Perché vuol dire creare quelle condizioni di ricchezza spirituale, e per conseguenza materiale, che consentono davvero di non restare più in nessuna sorte indietro».
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