Fondi Inail, così la burocrazia li bloccò

I due miliardi iniziali non spesi subito finirono nel bilancio del Tesoro. Ma sono mancati anche i progetti su cui investire
L’AQUILA. Piccolo riassunto: nel 2009 l’Inail si disse pronto a investire quasi 2 miliardi sulla ricostruzione dell’Aquila. Non era un regalo (perché per legge l’Inail avrebbe dovuto averne comunque un ritorno economico) ma certo con quei soldi si sarebbero potuti avviare progetti importanti (campus universitario, cittadella del welfare, valorizzazione dell’area di Collemaggio). Alla fine del 2009 l’entusiasmo da parte di enti locali, associazioni di categoria, sindacati era ai massimi livelli. Ben presto però venne fuori che spendere quei due miliardi non sarebbe stato facile. A raccontare come andarono le cose fu nell’aprile del 2012 Franco Lotito, presidente del Consiglio di indirizzo e sorveglianza dell'Inail in una intervista al giornale on line “Il Ghirlandaio”. Lotito dice che, all’epoca, il primo problema che si pose fu quello relativo al «vincolo dell'investimento indiretto». In sostanza in base alle norme del 2009 l’Inail non poteva investire quei soldi direttamente ma si sarebbe dovuto servire di fondi immobiliari. «Non è mai accaduto» diceva Lotito «che una ricostruzione post sisma avvenisse solo ed esclusivamente attraverso fondi immobiliari. Abbiamo anche provato, attraverso alcuni esperti, a mettere a punto procedure di evidenza pubblica per selezionare i “mezzi” attraverso cui investire. Ma l'operazione è apparsa troppo macchinosa, complicata. Da parte nostra c'è sempre stata la convinzione che occorreva eliminare il vincolo dell'investimento indiretto e consentirci di fare investimenti diretti». Fra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 la situazione sembra sbloccarsi. Il governo Monti nel decreto milleproroghe dà il via libera all’Inail per fare investimenti diretti tanto che viene autorizzato a comprare (dopo un’opera di mediazione che vide protagonista l’allora prefetto Giovanna Iurato) il palazzo che oggi ospita la prefettura. Tutto a posto? Macchè. L’Inail nel 2012 scopre che quella somma (due miliardi) nei fatti non era più disponibile. Dove era finita? E’ sempre Lotito a rispondere: i soldi che non vengono investiti negli anni di riferimento (come nel caso dell’Aquila) «vanno, come sempre, sul conto della Tesoreria dello Stato. A interessi zero, come accade per l'intero ammontare dell'avanzo di bilancio, cioè 17 miliardi». Insomma dopo il danno la beffa.
Sempre Lotito nell’intervista al “Ghirlandaio” lasciava una porta aperta e allo stesso tempo lanciava un’accusa agli enti locali: «Nel bilancio di previsione (2012 ndr) l'Inail ha stanziato altri 200 milioni per L'Aquila. Ma qualcuno ci dovrà dire in che modo devono essere utilizzati questi fondi che, ci tengo a dirlo, sono immediatamente disponibili e noi siamo pronti a sederci a un tavolo per fare la nostra parte. Se però si continuano a fare chiacchiere e nessuno si assume le responsabilità di dirci con quali forme dobbiamo investire, anche il capitolo di spesa di 200 milioni, che al momento è nella nostra disponibilità, sarà assorbito dalla Tesoreria a fine anno. Eccetto un documento elaborato dal Comune, manca un piano vero e proprio». La sostanza del ragionamento di Lotito era: i soldi noi li mettiamo, pochi rispetto alle previsioni iniziali, ma diteci cosa ci volete fare. Nell’aprile del 2012, quando Lotito rilasciava l’intervista c’era ancora il regime commissariale e quindi sarebbe bastata una ordinanza per sbloccare i soldi. Non si fece nulla e oggi, 2016, la cifra disponibile è di 50 milioni ma non c’è lo strumento normativo (che superi la necessità di una Opcm) per metterli in circolazione. Cialente ha scritto l’ennesima lettera a Renzi per chiedere di rimuovere l’ostacolo. Vedremo quello che accadrà. Ma certo tutta la storia resta un’occasione persa.

