Fondi Inail, storia di 2 miliardi “spariti”

20 Luglio 2016

L’ente nel 2010 voleva investire sulla città realizzando tra l’altro un campus universitario e il palazzo del welfare

L’AQUILA. Come avere due miliardi pronti da spendere e lasciarseli scappare. Si potrebbe intitolare così la storia dei fondi Inail che nel 2010 dovevano essere il motore della ricostruzione della città. Dopo oltre sei anni sappiamo che di quei due miliardi restano (sulla carta) 300 milioni, per il 2016 sarebbero disponibili “appena” 50 milioni, la “cassa” invece è pari a zero euro perché come ha scritto due giorni fa il sindaco Cialente nell’ennesima lettera a Renzi, un cavillo burocratico tiene bloccati i soldi (bisognerebbe infatti far approvare una “leggina” per eliminare la norma che prevede ancora oggi una Opcm – retaggio della stagione commissariale – per indirizzare i fondi Inail). Ma la storia di quei fondi è un po’ più complessa di come appare a prima vista. Prima domanda: da dove arrivavano, nel 2010, quei 2 miliardi? Già qui cominciamo a entrare in un ginepraio. Nel 2008 (quindi prima del terremoto) l’Inail (ma anche altri enti) viene autorizzato con una legge a investire una parte delle sue risorse (il 7 per cento) nel mattone. La norma però prevede che l’Inail questo investimento non lo può fare direttamente ma attraverso dei fondi immobiliari. Nel 2009 l’emergenza causata dal terremoto dell’Aquila spinse l’allora ministro del Tesoro Giulio Tremonti a chiedere all’Inail di utilizzare quel sette per cento per ricostruire il capoluogo d’Abruzzo. La seconda domanda è: ma l’Inail quei soldi li avrebbe dati a fondo perduto o no? La risposta è no. L’ente avrebbe “semplicemente” fatto un investimento dal quale avrebbe dovuto ricavare nel tempo (per legge non perché i dirigenti sono cattivi) un profitto. Per fare un esempio: l’Inail negli ultimi anni ha acquistato su corso Federico II un immobile, lo ha ristrutturato, messo a norma e affittato al ministero dell’Interno come sede della Prefettura dell’Aquila. Il ministero oggi paga un affitto all’Inail (come ante sisma lo pagava alla Provincia). Il meccanismo di spesa di quei quasi due miliardi (960 milioni per il biennio 2009 -2010 e altrettanti per il 2011 -2012) sarebbe stato lo stesso: compro, ristrutturo o edifico e poi affitto. L’Inail quindi con quei due miliardi non intendeva affatto fare beneficienza. E questo lo sapevano tutti gli attori della ricostruzione della città. Quando venne fuori la notizia della possibilità di utilizzare quella montagna di soldi l’entusiasmo arrivò alle stelle. Eravamo nell’autunno del 2010. Il centro storico era ancora un cumulo di macerie. L’idea di poter realizzare opere che potevano essere l’avvio della rinascita aveva un appeal molto forte. Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil oggi ricorda le riunioni che furono fatte fra L’Aquila e Roma per mettere a punto una serie di progetti su cui l’Inail avrebbe investito. A ottobre del 2010 il Civ (il consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inail nel quale la Cgil aveva una sua rappresentanza) deliberò l’utilizzo dei primi 960 milioni e stabilì anche i settori ai quali indirizzarli prioritariamente: ricostruzione del tessuto urbano, cultura, sociale, turismo, ricettività e sanità. Più concretamente si parlò del recupero dell’ex ospedale di Collemaggio, di un campus universitario, di una cittadella del welfare nella zona della villa comunale, di strutture ricettive da individuare anche nelle frazioni. Trasatti sottolinea che quei finanziamenti sarebbero stati allocati attraverso un bando pubblico e quindi chiunque avrebbe potuto lanciare progetti. Tutto questo accadeva nell’ottobre-novembre del 2010. Ma quell’entusiasmo si sarebbe spento nel giro di pochi mesi. Come al solito la burocrazia con i suoi lacci e lacciuoli era già in agguato.

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