Fondi non dovuti, pignorata la pensione

Pugno duro del Comune: nel mirino un residente che non ha restituito 160mila euro già erogati per una casa equivalente
L’AQUILA. Si avvicina lo spettro della restituzione dei contributi per la ricostruzione privata erogati illegalmente.
Sono decine le posizioni al vaglio del Comune che, in qualche caso, sta passando materialmente al vero e proprio recupero di queste somme che, talvolta, risultano anche ingenti.
Si tratta, perlopiù, di casi per i quali inizialmente c’è stato il via libera all’erogazione delle somme, ma poi, quasi sempre per carenza di documentazione, il riesame ha portato a chiedere la restituzione.
Ora il Comune inizia a fare sul serio con maniere forti e, con una recente determina dirigenziale, ha dato l’ok all’incasso per una determinata situazione.
Si tratta, nel caso specifico, di una somma di quasi 160mila euro che fu accreditata a un residente aquilano per ottenere l’abitazione sostitutiva, da considerare come quella principale, dopo che quella propria, in centro storico, era stata distrutta dal sisma del 2009.
Quattro anni fa fu comunicato all’interessato che l’Ufficio municipali per il rilascio di buoni contributo aveva annullato l’erogazione dopo un riesame.
E, con lo stesso provvedimento, si chiese di restituire la somma erogata. Questo non è avvenuto nemmeno in maniera parziale per cui, dopo aver fatto decorrere i termini di legge, il Comune dell’Aquila ha attivato il procedimento di imposizione tramite ingiunzione di pagamento per via giudiziale.
L’intimazione a pagare non ha sortito alcun effetto e, allora, vista l’esistenza di un titolo esecutivo, è stato notificato un formale atto di precetto. Il Comune non si è fermato e, allora, ha sottoposto a pignoramento le somme dovute di cui il residente è creditore presso l’Inps in quanto si tratta di un pensionato.
Per cui il giudice dell’esecuzione ha assegnato in pagamento all’ente locale, ma a carico dell’Inps, un quinto della pensione di costui fino alla concorrenza del debito. Nel caso specifico si è accertato che la somma dovuta per il 2019 è di poco superiore ai 3mila euro che va nel bilancio dell’ente.
Va comunque precisato che la revoca del contributo non è necessariamente frutto di un comportamento illecito in base a false attestazioni, ma di decisioni sulla scorta di valutazioni tecniche. Un’attività di recupero che va avanti lentamente per il complesso esame di una larga messe di carte.
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