Fondi per le aree interne 16 comuni contro l’esclusione

PACENTRO. I sedici comuni della Valle Peligna e della Valle del Sagittario provano ad entrare nell’elenco delle aree interne, individuato dalla Regione per mettere a punto progetti di sviluppo e...
PACENTRO. I sedici comuni della Valle Peligna e della Valle del Sagittario provano ad entrare nell’elenco delle aree interne, individuato dalla Regione per mettere a punto progetti di sviluppo e concedere finanziamenti ad hoc. Un treno che la zona non può permettersi di perdere, soprattutto alla luce del declassamento di Sulmona, non inserita fra i poli di attrazione nella classificazione 2014 del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica (Dps). Restare fuori dall’elenco significa perdere una serie di servizi in fatto di sanità, trasporti e scuole. Per questo i sindaci, convocati dal loro collega di Pacentro Guido Angelilli, hanno inviato un documento congiunto per chiedere alla giunta regionale di fare retromarcia sull’esclusione di Sulmona dai centri «punto di riferimento della Regione e del Centro Abruzzo dalle aree interne dove avviare progetti di sviluppo». Viaggia sul doppio binario il sempre più concreto rischio per il Centro Abruzzo di ritrovarsi fuori per sempre dai finanziamenti che riguardano le unioni dei servizi e dei piccoli comuni e dai progetti di rilancio dell’economia. I dati sulla popolazione in calo del 6% nei 16 Comuni di riferimento e l’indice di invecchiamento al 27,8% portano la zona peligna in terza posizione fra le aree più svantaggiate individuate dalla Regione. I motivi per chiedere un’inclusione, dunque, ci sarebbero tutti per Aldo Ronci, l’economista sulmonese che ha studiato da vicino la cosa e che ha partecipato all’ultimo incontro in Regione sulla strategia delle aree interne. «Anche perché», spiega l’esperto, «con questi dati in un’ipotetica classifica la nostra zona si piazza al terzo posto delle macro-aree, più svantaggiata quindi di almeno due di quelle già individuate. A ciò si aggiunga che i poli di attrazione sono tutti concentrati nella parte nord dell’Abruzzo, con la provincia dell’Aquila che ha una superficie di più di 5mila chilometri quadrati con due soli poli all’Aquila e ad Avezzano. Un’estensione due volte e mezza quella di Teramo, che invece ne ha tre. Quindi le carte per un’inclusione ci sono tutte e ora tocca alla politica fare la sua parte». La strategia delle aree interne – che a livello nazionale si prefigge la tutela del territorio e del cittadino, il policentrismo e il rilancio dello sviluppo – è stata recepita dalla Regione, con il presidente Luciano D’Alfonso che ha individuato quattro macro aree, che lasciano fuori la Valle Peligna, ovvero: Basso Sangro-Trigno, Val Fino-Vestina, Gran Sasso-Valle Subequana e Valle Roveto-Valle del Giovenco. (f.p.)
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