Fondi sisma per riparare hotel in rovina: 13 indagati

Campotosto: tra i sospettati il sindaco, un geometra e un imprenditore Il giudice ha disposto il sequestro per equivalente di oltre un milione
CAMPOTOSTO. Amministratori pubblici, proprietari di immobili, professionisti e imprenditori: tredici le persone indagate dalla Procura della Repubblica nell’ambito di un’indagine della Guardia di Finanza e concernente un contributo di circa 2,4 milioni di euro destinato alla ricostruzione di un intero stabile nel Comune di Campotosto. Tra gli indagati ci sono il sindaco Antonio Di Carlantonio, il tecnico comunale Massimo Marzi e l’imprenditore Terenzio Marzi.
Le indagini dei finanzieri della Compagnia del capoluogo hanno rivelato che l’immobile, l’ex Hotel Saint Andrew, composto da sei piani e classificato, all’esito dei sopralluoghi post-terremoto, in categoria E, era, in realtà, già fatiscente prima del sisma, come peraltro confermato da diverse denunce per atti di vandalismo. E, dunque, non vi era diritto ai contributi.
Ma anche nella relazione tecnica allegata alla domanda di contributo presentata dall’amministratore di condominio era ben evidenziato tale stato di abbandono. Al punto che fu più volte «attenzionato» dai carabinieri che vi scovarono giovani presenti per un rave party. È stato quindi necessario investigare sull’iter seguito dalla pratica, alla ricerca di responsabilità da parte di funzionari pubblici che, nonostante la mancanza dei requisiti richiesti per l’accesso ai finanziamenti di cui alle ordinanze del presidente del Consiglio dei ministri in materia, avevano comunque propiziato l’erogazione dei fondi.
Sarebbe così emerso che il Comune di Campotosto, nonostante un parere formale di senso contrario reso dalla Struttura tecnica di missione del Commissario delegato per la ricostruzione, aveva comunque trasmesso la pratica alla filiera nell’intento di ottenere il visto di regolarità amministrativa e giustificare, così, l’erogazione del contributo.
Sarebbero anche emersi evidenti conflitti di interesse per ragioni di parentela diretta tra il responsabile dell’ufficio tecnico comunale deputato alla trattazione della richiesta di contributo e il rappresentante legale dell’impresa designata per i lavori.
La documentazione acquisita nel corso degli approfondimenti è stata esaminata anche da un consulente che ha confermato lo stato di abbandono e fatiscenza dell’immobile preesistente al sisma. Su tali basi, la Procura della Repubblica ha avanzato una richiesta di sequestro per equivalente al gip del tribunale del capoluogo per un importo pari al totale degli stati di avanzamento lavori liquidati finora, ovvero circa la metà dei contributi riconosciuti, oltre al sequestro preventivo del conto corrente dedicato acceso per le movimentazioni di denaro connesse ai lavori. Il provvedimento emesso dal giudice è stato eseguito dai finanzieri, fino a concorrenza dell’importo di 1,2 milioni, cautelando l’immobile oggetto del finanziamento per le parti riconducibili agli indagati per i reati di abuso d’ufficio e indebita percezione di contributi statali.

